Un prefisso alla passione

Un prefisso alla passione

Io vorrei sapere cosa ci prende in certe circostanze.

Cosa ci spinge, di fronte a vicende dolorose su vari livelli, a voler per forza prendere posizione.

A dividerci tra innocentisti e colpevolisti. A parteggiare per il carabiniere che spara o per il delinquente ammazzato. Pro o contro i marò. E via dicendo.

Come se sapessimo tutto.

Come se si trattasse di una partita di calcio, in cui, alla fine, l’importante è che la nostra parte prevalga, o al limite pareggi.

Come se fosse più importante mettersi nei panni di uno piuttosto che dell’altro.

Come se aver ragione, in questi casi, lenisca la sofferenza di entrambe le parti coinvolte.

Come se la nostra sofferenza, in tutto questo, fosse minimamente coinvolta, minimamente confrontabile con quella dei protagonisti.

Come se una sola parte fosse quella che ha subito o subisce.

E’ in questi casi che vorrei poter mitigare la passione che sento in certi discorsi, che vedo nei social network o sento nei bar, trasformandola in compassione, da distribuire con equanimità e generosità. E’ zen, è cristiana, è quel che volete. Persino umana, se accettiamo di vederci un tantino belluini quando non la esercitiamo.

Che non vuol dire trattare tutti allo stesso modo. Non vuol dire non desiderare che sia fatta giustizia. Anzi.

Ma prima di dire “io sto con”, guardiamoci allo specchio, per favore. E concludiamo: “con chi soffre, comunque”.

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