Un dialogo surreale

Un dialogo surreale

S: “Da quest’anno, come dico da qualche anno senza muovere un dito, in ogni classe terminale una materia non letteraria dovrà essere insegnata in lingua straniera. Tu sai l’inglese?”

A: “Sì…”

S: “Che certificazione hai?”

A: “Nessuna”.

S: “Quindi non sai l’inglese”.

A: “Guardi, mi dicono che potrei essere a un livello C1; un pochettino lo so…”

S: “Ma non hai la certificazione”

A: “Veda lei”.

S: “Perché non hai fatto il corso linguistico organizzato dal provveditorato ad aprile?”

A: “Ma per chi dovevo lasciarmi punire con un corso che non mi interessava, era due livelli sotto il mio, e prevedeva uno o due pomeriggi alla settimana, da quattro ore di lezione in stecca ogni volta, dopo aver insegnato quattro o cinque ore a scuola?”

S: “Era per chi non ha la certificazione”

A: “A me non serve la certificazione”

S: “Serve a me che tu ce l’abbia…”

A: “Se la faccio privatamente devo pagare almeno 200 euro… Cosa mi dà in cambio?”

S: “Oggi assolutamente nulla, ma c’è una riforma dietro l’angolo per cui chissà che avanzamenti stipendiali e di carriera… Anzi, visto che i docenti con i requisiti ce ne sono pochissimi in ogni scuola, se tu ti metti in regola puoi star certo di beccarti ogni anno la fantastica opportunità di una classe terminale da portare all’esame”.

Ecco, considerate che A sono io, e S è il mio datore di lavoro (“S” come “scuola”, l’istituzione). Come valutate questo dialogo? Che risposta devo dare?

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