Ci siamo noi

Ci siamo noi

Parto col segnalare un post, leggendo il quale se qualcuno mi avesse visto, mi avrebbe preso per pazzo per quanto ho annuito e sorriso, dando ragione mille volte nel giro di molte meno parole a Gabriele che l’ha scritto.

Stamattina l’ultimo collegio docenti dell’anno scolastico. Al termine, una rappresentazione. Il gruppo teatrale della scuola, seguito da Giovanna Bertani, un’ex collega per cui ho imparato ad avere una stima sterminata e con cui ho avuto il privilegio di collaborare qualche anno fa nel consiglio di classe di una Prima E, e dalla grande Franca Tragni, ha realizzato uno spettacolo sul tema dell’inganno. Credo le Trachinie, poi la Mandragola e il Rigoletto. Ecco, oggi una parte del gruppo ci ha proposto il segmento machiavelliano.

Tra i ragazzi, Sofia, Mattia, Isotta, Tito: miei alunni.

Ed era evidente quanto abbiano lavorato per memorizzare il testo nell’italiano del Cinquecento, ma anche quanto si siano divertiti, quanto sapessero esattamente quel che stavano dicendo e facendo, e quali trovate non potessero essere che farina del loro sacco.

E noi docenti abbiamo riso, ci siamo lasciati divertire, nonostante il collegio docenti appena terminato, nonostante il caldo, le mille cose ancora da fare.

E io un po’ mi sono commosso, lo ammetto. Quella mezza commozione da un solo occhio che ormai ho imparato a conoscere, travestita da congiuntivite allergica, ma col cuore in gola.

Perché è vero, non ci sono più i ragazzi di una volta. Ci sono questi, e sono sempre capaci di leggere un classico, e sono sempre capaci di divertirsi facendolo, sono sempre capaci di rappresentarlo. Sono sempre capaci di raccogliere la loro eredità.

E, forse, non ci sono più nemmeno gli insegnanti di una volta. Ci siamo noi. Che qualche volta, quando sappiamo scommettere le scommesse giuste, vinciamo insieme ai nostri alunni.

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