Quando il papà vola via

Quando il papà vola via

Forse non si è mai “grandi” abbastanza per salutare il papà che vola via.

A me è successo che ero già adulto, già babbo a mia volta. L’averlo visto invecchiato, infermo, consumato, perso non ha potuto tuttavia cancellare le immagini, ma sopratutto i profumi, il contatto di pelle, i baci, i ricordi di me bambino insieme a lui grande e forte, il babbo.

Mi manca, inevitabilmente. Mi mancherà sempre, credo, e spero. Anche com’era negli ultimi suoi giorni. I suoi racconti, i suoi ricordi, il mio volermi rivolgere a lui per un consiglio, anche se sapevo di non potermi più aspettare un consiglio utile.

Ma rimane con me, lo porto con me, ogni giorno. In quello che gli racconterei, in quello che gli spiegherei, in quello che gli chiederei. Nei momenti difficili, quando un abbraccio mi farebbe tanto bene; nelle decisioni, quando posso tornare indietro nel tempo e ricordare le sue scelte e come mi ha aiutato nelle mie; nelle soddisfazioni piccole e grandi che incontro, che spesso gli dedico, di cui voglio pensare sarebbe orgoglioso.

La sua presenza è reale.

E’ reale perché il suo passare nel suo mondo ha lasciato una traccia viva: una famiglia; affetti che rimangono, legami che senza di lui non sarebbero stati. Tanto di ciò che siamo è passato dalle sue forti mani, reca le sue impronte. Certo, mescolate ad altre, ma le sue sicuramente tra le più profonde, della profondità che dà il voler bene fino in fondo.

Anche senza considerare la speranza di rivederci un giorno, speranza incrollabile che lui aveva e che mi ha trasmesso, tutto questo non toglie nulla al dolore di una partenza, di un’assenza continua, ma forse può dargli una prospettiva diversa.

(Dedicato a Carola, quel che c’era dentro alla carezza di stamattina)

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