La stilo

La stilo

No,  non quella con la S maiuscola. Quella si chiama Dory, ha ormai più di 80mila kilometri e si trova soddisfatta in strada, con il serbatoio pieno, pronta per una nuova settimana.

Venerdì e sabato non riuscivo a trovare il mio astuccio. Ho preso a prestito bic di vari colori dai miei studenti per compilare i registri, ma mi sentivo inquieto: dove diavolo è finito? Ieri sera finalmente ho avuto modo di cercarlo nel mio studio: niente, sparito!

Vuoi vedere che è rimasto a scuola… ma dove? in sala insegnanti? l’avrei visto in giro venerdì o sabato. In una delle aule in cui giovedì pomeriggio ho avuto consigli di classe? E non mi sono accorto di nulla uscendo? Chi l’avrà trovato? C’era qualcosa di valore dentro?

Sì, c’era qualcosa di valore: le mie stilo!

Poi un’illuminazione: stamattina intanto che andavo al supermercato a prendere il detersivo per la lavastoviglie, ho dato un’occhiata sotto al mio sedile (no, non Dory la Stilo: Fillmore, la Panda), ed eccolo là, il vigliacco, che si nascondeva. Probabilmente scivolato fuori dalla mia borsa (che si chiude malissimo: devo dirlo ai progettisti svedesi che sorridono sempre) e aiutato da qualche benevolo calcetto da parte degli abituali frequentatori del sedile posteriore.

Ritrovato l’astuccio, ritrovate le mie stilo.

A mio padre piacevano le penne stilografiche. Credo che avesse fatto pratica su quelle a pompetta (che andava riempita nel boccetto d’inchiostro); ne aveva comunque diverse. Nel cassettone del mobile in sala ricordo le scatole, alcune ancora contenenti le penne: Aurora, Waterman, Papermate e chissà che altro. Ma quella con cui lo ricordo scrivere più spesso era, credo, una Pelikan verde e nera. Aveva una bella firma, ma quando firmava con la stilo sembrava che siglasse un’opera d’arte.

Secondo me mi regalò una penna stilografica non appena fui capace di scrivere una “a” in corsivo. Peccato che fossi mancino. Non è solo una questione di passare con la mano sopra l’inchiostro fresco. Anzi, quello è un problema che non si è posto proprio: ho imparato molto presto a scrivere con la mano inclinata abbastanza da non sporcare in giro. No, il problema è che scrivendo (ovviamente verso destra) con la stilografica impugnata a sinistra, il pennino si muove verso la carta come se la arasse, di punta, al contrario di quanto avviene quando essa è impugnata a destra e il pennino liscia la carta scorrendovi sopra. In altre parole, ci vuole un pennino speciale, morbido, che non gratti la carta, che non abbia bisogno di essere premuto per rilasciare un’adeguata quantità di inchiostro.

aa326

Sapeste quante ne ho cambiate! E questo è anche il motivo per cui il mio amore per le stilografiche ha avuto importanti momenti di stasi. Quando la vecchia penna si rompeva, e non riuscivo a trovarne una decente per sostituirla.

Anche ora, ne ho due o tre molto belle, nel portapenne della mia scrivania, ma inutilizzabili. Dovrei regalarle a un destrimano, forse.

Comunque, le migliori ancora in funzione le ho trovate alla coop quattro o cinque anni fa. Ne ho comprata una, spendendo quei tre-quattro euro, l’ho provata e la volta dopo ne ho comprata un’altra, non si sa mai. E ancora marciano, nonostante la qualità sia decisamente scadente.

Un’altra me l’ha consigliata la mia collega O., anche lei un’appassionata: non so nemmeno come siamo finiti sull’argomento (probabilmente ho commentato su un colore improbabile che stava usando per correggere una verifica di greco), ma mi ha mostrato una penna carina esteticamente, con un ampio assortimento di colori nelle cartucce (speciali), e mi ha spiegato dove trovarla. Alla prima occasione ho fatto visita al negozio indicatomi e ho acquistato l’ultimo esemplare: non a buon mercato, ma è eccezionale in rosso per correggere.

Delle bic mi piace molto l’effetto “artigiano” che danno: sono più faticose, si muovono più in coda che in punta, lasciano una traccia tattile, insomma, danno l’impressione del bottegaio che fa i conti su un angolo di carta da imballaggio, o su un notes da taschino.

Delle biro a gel mi piace la scorrevolezza, ma mi rendo conto che si tratta di un ibrido: una biro con un inchiostro liquido come quello delle stilo.

Mi accorgo che ho bisogno di una biro a gel o di una penna stilografica, per scrivere in modo piacevole.

E bello. Non credo di avere una grafia degna di menzione, ma è solo con la stilo (o con il suo surrogato a sfera e inchiostro liquido) che la mia grafia mi piace e scrivere a mano mi piace di più che al computer.

Ecco, tanto dovevo alle mie brave stilo che ho abbandonato in auto per due notti. E non era nemmeno la Stilo con la S maiuscola, povere!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.