Siamo uomini* o?

Siamo uomini* o?

Non sono un esperto, ma mi pare di capire, dalle mie lontane (più nel passato che nel futuro) esperienze didattiche, che l’incapacità di mediare, di frapporre dei freni all’esternazione (e persino alla formulazione) della prima scemenza che passa per quella complicata roba che è il cervello, presenta dei profili di profondo disagio.

Cioè: se non sei capace di regolarti in ciò che dici, adattandolo alle circostanze, al mezzo, all’uditorio, eccetera, ma devi per forza esprimere le cose nel momento e nell’ordine in cui ti saltano in testa, hai bisogno di aiuto e ti serve uno bravo.

Dopodiché, in barba alla patologia, c’è chi si comporta così volontariamente, lasciando trasparire pensieri subumani attraverso espressioni subumane, adducendo la subumana scusa di non riuscire a tollerare l’ipocrisia del “politically correct”. 

“Sub”, con un giudizio non evolutivo ma etico, perché chi si dimentica dell’umanità, in ciò che dice e pensa, si colloca al di fuori dell’umano. E poiché l’umano è categoria ampia e comprensiva, al di fuori è al di sopra (“divino”? “trascendente”? non mi pare il caso) oppure al di sotto. Sub, appunto. Non saprei definirlo. O.

Basta, non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.

Se non che, probabilmente, il mondo reale è un po’ più pieno di gente “umana” di internet, in questo periodo. Mi piacerebbe vedere più umani far fronte ai subumani, oppure lasciamo l’internet agli “o”?

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* “/donne”, ma la citazione forzava la mano.

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