La seconda giovinezza di Sean

La seconda giovinezza di Sean

Girando qua e là tra i canali, ecco che mi compare il comandante Marko Ramius.

Non ho letto il romanzo di Tom Clancy, ma il film di McTiernan è sicuramente uno dei miei preferiti. Complice, ovviamente, il talento di Sean Connery.

Ecco, di Sean Connery mi piace la curva professionale.

Partito con ruoli che sicuramente non hanno messo in evidenza doti attoriali che probabilmente lui non possedeva (diciamolo, il suo James Bond, per quanto per me sia lo 007 per antonomasia, non brilla per una recitazione da Oscar), lo scozzese ha avuto una seconda giovinezza di una qualità decisamente migliore, con una serie di personaggi a cui sono affezionato: il colonnello Arbuthnot, Guglielmo da Baskerville, Jim Malone, il professor Jones, Robert MacDougal, William Forester, Allan Quatermain.

Ma soprattutto, soprattutto, Barley. Bartholomew Scott Blair, il protagonista de La Casa Russia, tratto da un bel LeCarré, film del 1990 di Fred Schepisi, con meravigliose musiche di Jerry Goldsmith e sceneggiatura di Tom Stoppard. Un film di una malinconia pazzesca, tra il grigiore parallelo di Mosca e dell’Occidente, e il sole e i panni stesi di una Lisbona al tramonto. Una malinconia illuminata da una storia d’amore che mette in scacco guerra fredda e glasnost. Brividi.

Beh, tanto ti dovevo, Sean.

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