La custodia delle storie

La custodia delle storie

Oggi un funerale.

Franco era un primo cugino di mio padre. Una famiglia grande, la loro, sparsa tutto sommato su una piccola zona della provincia, ma con alcuni rami che sono partiti e approdati ad altri luoghi, in provincia e fuori. Quello di mio padre è semplicemente emigrato in città, dopo la guerra passata in campagna.

Sesto, un altro cugino, mi indica il cimitero, e mi dice: “il nonno Ferdinando e la nonna Cesira anche loro sono là”.

E a me si apre un mondo. Il nonno Ferdinando: non sapevo nemmeno come si chiamasse, quel mio bisnonno che non ho mai conosciuto, che mio padre ha conosciuto appena, ma di cui aveva una memoria precisa: durante la guerra, il nonno gravemente ammalato a letto, che ormai non riusciva più ad alimentarsi, che chiedeva a lui, un bambino di quattro anni che portava il suo stesso nome, anche se per secondo, qualcosa da mangiare.

“Sì”, conferma Sesto,  “abitavano insieme durante la guerra, e lui è morto nel ’44. Abbiamo fatto il funerale alle quattro di mattina, perché c’erano le bombe”.

E allora capisco il giro dei cimiteri, il tornare in quei paesi, tra quegli argini, l’andare a casa a trovare parenti talmente lontani da non riconoscersi più, che mio padre ci imponeva tanti e tanti anni fa.

Non era nostalgia: lo chiamavano le storie, i racconti, le memorie, che sono al sicuro solo quando sono almeno due i testimoni, che hanno senso solo se possono essere condivise, che escono dal mondo della fantasia solo quando c’è qualcun altro a confermarle. Era il senso dell’appartenenza a una famiglia, per quanto sfilacciata e distante, la custodia delle storie di tanti individui.

Tanto si è perso, di quelle storie, perché i protagonisti se ne sono andati e nessuno ha continuato a raccontarle. Bisognerà fare qualcosa. Bisognerà annodare fili, riparare la tela, per quanto si può.

2 pensieri riguardo “La custodia delle storie

  1. …e stare attenti che la tela non si sfilacci più. Magari scrivere , scrivere tutto quello che si riesce a recuperare altrimenti fra 40-50 anni saranno i vostri figli a fare la stessa ricerca ma nel frattempo si sarà perso un altro pezzo di storia….(Édesapám)

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