Ciliegie

Ciliegie

Un sabato di qualche settimana passata sono andato al supermercato con il piccolo più piccolo (sarei poi uscito col grande al pomeriggio).

Entrando c’è il banco della frutta: ciliegie. (“Babbo, babbo… le… le… hm… fragole!”).

Le ciliegie sono una cosa strana, nella mia memoria. E’ come se fossero arrivate tardi. Comprensibile: per bambini piccoli i noccioli non sono esattamente consigliabili.

Non avevamo ciliegi vicini, per cui anche l’idea molto rurale e romantica dei bambini che “rubano” le ciliegie non mi appartiene.

L’una che tira l’altra, invece, sì. Quando iniziavo a mangiarne, come tutti i  bambini, credo, bisognava che arrivassi al fondo della bacinella prima che potessi smettere.

Però il mio primo ricordo legato alle ciliegie è una calda giornata, una casa di campagna, una famiglia di amici che vi si trasferiva d’estate, una bella signora dai capelli rossi che mi metteva un arnese in mano e via, sul tavolo del giardino, una montagna di ciliegie (o erano amarene?): snocciolare! Intorno non ricordo nemmeno se ci fosse mia sorella, o le bambine della signora dai capelli rossi, credo, anzi, certamente i suoi genitori, suo marito, affascinante quando parlava, e l’immancabile cocker dal pelo rosso. Forse c’era un dondolo, forse una piscina. E in casa il profumo che ha la marmellata quando ancora non c’è.

Ricordi confusi, che si sovrappongono a quelli successivi, in cui la casa di campagna è un’altra, c’è anche una casa di città, ci sono le bambine, ci sono film, feste, musica, pianoforte, posti vuoti e parole affascinanti mai più ascoltate.

Ma le ciliegie, le ciliegie! Quel pomeriggio a snocciolare, l’aroma della frutta che cuoce, sole e ombra, caldo e brezza, sorrisi e calore: era cent’anni fa, ma grazie al cielo ogni anno arriva il momento delle ciliegie.

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