Un angolo di vergogna

Un angolo di vergogna

Ci sono genitori per cui il pediatra (pediatra di libera scelta, PLS) è il parafulmine delle proprie insicurezze.

Oggi non ha fatto la cacca? Chiama il pediatra. Ha succhiato venti grammi di latte meno di ieri? Mandagli un email. Ha trentasette e tre? Portalo in ambulatorio.

Spesso un atteggiamento sbrigativamente rassicurante del PLS può essere inteso, dai genitori di questa categoria, come scostante, tagliente, indisponibile. E quindi: “il pediatra a cosa serve? quando ne hai bisogno non c’è o ti tratta male… meglio sarebbe non pagarlo con le tasse, tenerci i soldi e andarci privatamente quando serve”.

Perché, per fortuna, i bambini che vivono oggi in condizioni mediamente agiate raramente “ne hanno bisogno” davvero, del pediatra; molto spesso basterebbero i consigli di una nonna o di un genitore più esperto.

E però ci sono i casi in cui la presenza di un pediatra è fondamentale, addirittura indispensabile. Perché ci sono sintomi che l’occhio di una nonna o di un genitore più esperto non sono in grado di interpretare. Perché ci sono malattie che non sono la varicella, che non passano in quindici giorni, per cui non basta la tachipirina. Perché ci sono patologie che si individuano per tempo solo seguendo passo passo lo sviluppo di un bambino, da quando è nato. Perché ci sono condizioni croniche che richiedono una presenza periodica, un accompagnamento continuo.

Il PLS è lì per la salute e la qualità di vita dei bambini, non per la tranquillità dei genitori.

(Poi, è chiaro: ogni pediatra è più o meno bravo, ha le sue fissazioni di cui fra cinque anni si spera che riderà anche lui, questo pro vaccini, quell’altro contro, questo pro biologico, quell’altro contro, questo tutto omeopatico, quell’altro agopuntore sciamano derviscio eccetera).

Per un bambino oggi, avere un PLS è una grande conquista a tutela della sua salute.

L’Italia nel 1991 ha ratificato la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. All’articolo 24, la Convenzione recita:

1. Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo al godimento dei piu’ alti livelli raggiungibili di salute fisica e mentale e alla fruizione di cure mediche riabilitative. Gli Stati parti devono sforzarsi di garantire che il fanciullo non sia privato del diritto di beneficiare di tali servizi.

2. Gli Stati parti si sforzano di perseguire la piena situazione di questo diritto ed in particolare devono prendere misure appropriate per:
a) ridurre il tasso di mortalità neonatale ed infantile;
b) garantire a tutti i bambini la necessaria assistenza e cure mediche, con particolare riguardo allo sviluppo ed ai servizi sanitari di base; […]

Si parla del “fanciullo”. Non del “fanciullo residente”. Non si fa menzione a nessuna qualificazione del fanciullo in sé. Tanto meno dei suoi genitori. Si parla, invece, di “tutti i bambini”. Tutti.

Privare i bambini figli di immigrati irregolari delle cure pediatriche di base è, guardandola dal punto di vista dei bambini, una discriminazione illegale quanto odiosa. I sintomi, le malattie, le patologie, le condizioni di cui scrivevo sopra, pur rare, non colpiscono i figli italiani in modo esclusivo, non si presentano in questura per chiedere lo stato del permesso di soggiorno dei genitori, non concordano con gli amministratori una politica epidemiologica.

Non so di che mentalità sia figlia, se razzista, pragmatista, risparmista, di destra, leghista o lombarda. Non mi interessa. Credo che sia, dal punto di vista di chi la propone e la difende, semplicemente e unicamente una vergogna.

Vergognatevi anche voi.

2 pensieri riguardo “Un angolo di vergogna

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