Rumore di fondo

Rumore di fondo

Per tornare dal Salento abbiamo deciso di viaggiare di notte.

Io odio guidare di notte, però mia moglie doveva partire all’indomani per lavoro e per evitare ai bambini (e di conseguenza agli adulti) dieci ore di supplizio diurno, abbiamo optato per l’autostrada in notturna.

L’autista sceglie la musica, ovviamente: è lui (o lei) che deve rimanere sveglio/a. E così, durante i miei turni ho cercato di gustarmi un po’ di Schumann e di Chopin.

Uno strazio: un continuo dover alzare o abbassare il volume per poter sentire i dettagli più tenui facilmente sommersi dal rumore dell’auto e subito dopo non finire assordato dal fortissimo seguente.

Questi romantici, che pretendono di usare tutta la gamma dinamica dai pianissimi ai fortissimi: proprio agli autisti autostradali non ci pensano!

E invece mi sono trovato molto bene con Bach: le toccate, i concerti per pianoforte, i brandeburghesi… Una dinamica molto più ristretta, ritmi regolari, temi semplici e ripetuti più e più volte: questo, nel rumore di fondo dell’abitacolo, è arrivato forte e chiaro.

E allora è inutile che mi contiate la storia dei sentimenti, del parlare col cuore in mano, della spontaneità. Tanto maggiore è il rumore di fondo, tanto più il messaggio va protetto, va racchiuso in una bottiglia spessa e trasparente, un cristallo. Altrimenti metà si perde e l’altra metà infastidisce.

Certo, non è semplice scrivere un messaggio in un cristallo, come non è facile leggerlo nel cristallo una volta ricevuto. Ma conferisce al messaggio un valore aggiunto, quello, sentimentale, della fatica di chi cerca una veste elegante per pensieri preziosi, dalla parte del mittente, e di chi cerca pensieri preziosi nella loro veste elegante, da quella del destinatario.

Ammesso che siano importanti il messaggio e il fatto che questo arrivi a destinazione.

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