Cronaca di un regalo di compleanno

Cronaca di un regalo di compleanno

“Non regalargli un giocattolo; regalagli un’esperienza”.

Quando è stata mia moglie a dirmi così, in occasione del quinto compleanno del nostro maggiore, ho capito che non era per la stanchezza nel dover mettere a posto le valanghe di oggetti che affollano la nostra casa. Era il miglior consiglio.

E così siamo partiti. Direzione Lagoni. Con zaini, sacchi a pelo, cibo, libri (la sua borsina l’ha preparata lui, con i guanti-ranocchio, il fischietto, e non so che altro).

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Per chi non conoscesse il luogo, si tratta di due laghi gemelli, con pochi metri di dislivello, ai piedi dell’inferiore dei quali (intorno ai 1350 metri sul livello del mare)  sta un rifugio con ristorante. Il tutto all’interno di un parco (non so più se regionale o nazionale) naturale che si estende dalle faggete in valle su fino al crinale appenninico. E questi laghi sono immersi nella foresta. Cartelli sparsi qua e là indicano che i veri padroni di casa sono le volpi, le martore e persino le aquile reali. Sì, quelle del gatto topo l’elefante, non manca più nessuno.

Appena arrivati, appena srotolati i sacchi a pelo (non ne aveva mai visto uno) sui letti a castello, attendendo la cena siamo andati a vedere il lago superiore. Mezz’ora di cammino in sentieri non segnati nel bosco, tante fotografie, lui che “pescava” con il suo  bastone nel lago appena l’acqua era a distanza accessibile.  Salire, scendere, i piedi sui sassi, attento qui che le foglie sono scivolose, vai avanti tu ora. E poi la quiete del lago di sopra, quello circondato da una parete ripida di roccia, da foresta e al quale si arriva costeggiando le cascatelle che il corso d’acqua forma nell’uscire dallo specchio d’acqua verso il secondo, quello ormai noto.

La cena, poi, al rifugio, con i gestori del rifugio raccolti intorno alla stufa accesa, noi e un’altra coppia unici avventori.

Poi la notte, prepararsi di fianco all’altra stufa accesa, il racconto dello Hobbit (il capitolo di Beorn, niente di spaventoso).

E al mattino, prepararsi di nuovo per la giornata, chiudere tutto in macchina, aspettare la colazione.

E poi partire per una camminata più impegnativa, su verso il Lago Scuro, incontrando diversi escursionisti lungo il cammino. Osservare le foglie, le piante, ascoltare il canto degli uccelli nel bosco, stupirsi di fronte ai colori dei fiori, così diversi da quelli di casa.

Una volta arrivati, la soddisfazione. E la fretta di dover tornare, per essere al rifugio prima delle nuvole grigie che ci rincorrevano.

Ecco, non gli rimarrà un gadget, un giochino, qualcosa che si confonderà nelle scatole piene di altre cose simili che ha in camera sua. Gli rimarrà, spero, speriamo, un ricordo unico: il ricordo di un’avventura vissuta con il suo babbo, in posti che sfumano la realtà nella favola, e regalano profumi, colori, temperature, conoscenze alla fantasia. Gli rimarrà, spero, speriamo, la voglia di tornare, non tanto per l’avventura in sé, quanto per la vicinanza alla natura, per l’amore della bellezza, per la consapevolezza del camminare verso una meta, per la soddisfazione nel raggiungerla, anche a costo di fatica, avendo assaporato il procedere e il procedere insieme.

Gli rimarrà, spero, speriamo, il gusto dell’esplorare, del porre domande, del cercare da sé le risposte. E l’esperienza che, di tante cose che ha a casa, ha avuto bisogno di poche per passare un bel fine settimana.

E ancora, spero, speriamo, il seme della curiosità sulla sostanza di questo regalo di compleanno. Sul perché abbiamo pensato che questo potesse essere un buon regalo, forse tra i migliori, che in questo momento potevamo fargli.

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