Il tempo del mondo che cinguetta

Il tempo del mondo che cinguetta

Mi ha colpito, rileggendolo, questo verbo, questo “twittering world”. E, come al solito, mi trovo a pensare che settantotto anni fa il signor Eliot aveva uno sguardo ben più lungimirante di tanti di noi oggi. Forse è lo sguardo della poesia.

III.

Questo è un luogo di disaffezione
Tempo prima e tempo dopo
In una luce fioca: né luce diurna
Che investe la forma di limpida immobilità
Che cambia l’ombra in breve bellezza
Che con lenta rotazione suggerisce permanenza
Né oscurità per purificare l’anima
Svuotando il sensuale attraverso la privazione
Cancellando l’affetto dal temporale.
Né pienezza né vuoto. Solo un tremolio di luce
Sui volti tirati logorati dal tempo
Distratti dalla distrazione per distrazione
Riempiti di fantasie e vuoti di significato
Tumida apatia senza concentrazione
Uomini e pezzetti di carta, che fa mulinare il vento freddo
Che soffia prima e dopo il tempo,
Vento dentro e fuori polmoni malati
Tempo prima e tempo dopo.
Eruzione di anime malsane
Nell’aria sbiadita, i torpidi
Portati dal vento che spazza le tristi colline di Londra,
Hampstead e Clerkenwell, Campden e Putney,
Highgate, Primrose e Ludgate. Non qui
Non qui il buio in questo mondo che cinguetta.

Scendete più in basso, scendete soltanto
Nel mondo della perpetua solitudine,
Mondo non mondo, ma ciò che non è mondo,
Oscurità interna, privazione
E spoliazione di ogni proprietà,
Essiccazione del mondo del senso,
Evacuazione del mondo della fantasia,
Inattività del mondo dello spirito;
Questa è una strada, e l’altra
È la stessa, non in movimento
Ma astensione dal movimento; mentre il mondo si muove
Pieno di voglie, sulle sue vie lastricate
Del tempo passato e del tempo futuro.

(Thomas S. Eliot, Quattro Quartetti, Burnt Norton)

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