Voglio il modello base

Voglio il modello base

Dopo undici anni di onorato servizio, ho pensionato i miei occhiali da sole.

Diciamo che li ho abbandonati, ormai alla frutta, alla loro sorte: non so più in quale borsa siano finiti, in qualche trasferimento da un’auto all’altra. Del resto gli occhiali da sole mi servono da maggio ad agosto, quando l’allergia mi rende particolarmente suscettibile alla luce.

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Bisogna comprarne un altro paio.

Premetto per chi non mi conosce: io non credo di essere particolarmente tirchio. Ci sono cose per cui spendo volentieri (il problema è averne da spendere). Ma per un paio di occhiali da sole, mi dispiace, no.

Mi immagino la scena: entro nel negozio (target: il negozio di occhiali da sole nel centro commerciale più vicino dotato di negozio di occhiali da sole), vado dalla commessa e le dico: “vorrei un paio di occhiali da sole, modello base”. Lei mi indica una rastrelliera con una decina di esemplari molto essenziali, senza airbag, senza lavalenti, senza abs, io me ne provo due o tre, le chiedo informazioni sulle lenti, lei mi sciorina le proprietà ottiche e le metodologie di lavorazione delle lenti da sole (tecnologia vecchia di decenni e consolidatissima), scelgo e pago diciamo settanta-ottanta euro.

Mollo la family al parco e vado incontro al mio destino di acquirente.

Entro, e già lì sono spiazzato. Sembra di stare sul ponte di comando dell’Enterprise, ma non c’è nessuno.

Mi metto a curiosare qua e là, e alle mie spalle sopraggiunge felina la commessa.

– Buonasera!

– Buonasera. Avrei bisogno di un paio di occhiali da sole, modello base.

Fin qua sono stato bravo. Lei mi accompagna davanti alla postazione del tenente Uhura, con la frase che mi demolisce il sogno:

– Mah, io gliene faccio vedere qualcuno, ne abbiamo tanti tipi: ci sono quelli della marca P, quelli R…  veda se le piace qualcosa in particolare, poi le dico quelli che piacciono a me.

Che vuol dire, secondo me: non me ne frega niente del modello base o degli optional, dimmi che marca vuoi, e poi ne parliamo.

Ok, le do corda, anche perché ho accompagnato mia moglie a comprare i suoi e so benissimo che le marche P e R con meno di cencinquanta non le porto a casa.  Ne provo cinque o sei, questo mi piace, guardi questo le starebbe bene ma sono un po’ troppo avanti, (avanti? in che senso?) no guardi a me servono solo per ripararmi gli occhi.

Ecco, ciò che mi ha dato fastidio è questo. Vado a comprare un oggetto che ha una funzione principale, lo compro per quella funzione principale e devo giustificare il fatto che il mio criterio di scelta sia orientato a questa funzione principale e non ad eventuali altre di cui non potrebbe fregarmi di meno.

Forse sono un privilegiato, uno a cui il lavoro, lo status sociale, le compagnie non impongono l’adozione di certi standard, o della filosofia de “il meglio”.

Ma il meglio di che? Il meglio assoluto chi lo decide? I guru dello stile o della finanza? Ma fatemi il favore. E relativamente alla situazione, il meglio per me era un paio di occhiali con lenti funzionanti, che non mi rimangano in mano a pezzi tra due settimane e che non costassero un occhio (altrimenti compravo un monocolo, no?).

Bene, proseguo e concludo: la commessa mi dice i prezzi, nulla sotto i cencinquanta già scontati, come previsto.

– Molto belli. Però siamo un po’ fuori target. Le avevo detto “modello base”. Mi spiego meglio: buone lenti, montatura resistente, prezzo un po’ più economico di così…

Lei, lasciando finalmente trasparire il suo disprezzo, mi conduce al cassetto del cagnolino del signor Spock, lo apre:

– Ci sono anche i X. Questi li vendono (“li vendono!”) a quaranta-cinquanta euro… Sono mescolati da uomo e da donna…

Io estraggo dal cassetto un paio molto simile (e sennò come faccio a riconoscere quelli da uomo da quelli da donna?) a uno di quelli che ho lasciato sul bancone con un cartellino da centonovanta.

– Questi mi piacciono.

A questo punto mi scarica. Con la scusa che non sa il prezzo, mi affida alla collega, tanto professonale e cordiale quanto la prima è merdona (si può dire, merdona si può dire). Nemmeno la seconda sa il prezzo ma lo trova sul relativo listino. Un’abilità che anche la prima ha, visto che poco fa è stata capace di trovare i prezzi di quelli da centottanta, ma deduco non voglia sprecare per meno di cento euro di valore d’acquisto.

E così alla fine esco con un paio d’occhiali comodi, che mi proteggono bene gli occhi con lenti che so essere ottime, occhiali di marca, tra l’altro una marca storica (si può dire che la tecnologia l’abbiamo fatta partire loro) da poco rilevata da un’azienda italiana, avendo io speso cinquanta euro.

La cose incredibili sono averne materiale per una riflessione del genere, per un post da blog, e il fatto che con tanti bravi commessi disoccupati questa merdona non rischi il posto.

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