Sfumature di colore

Sfumature di colore

Vista la foto, ho ringraziato i titolisti di Repubblica.it (ma anche tanti altri) che mi dicevano che la ministra Kyenge è la prima ministra “di colore”. Io che a suo tempo avevo visto un bel film con Paul Newman, “Il colore dei soldi”, mi ero quasi convinto che avessimo avuto tanti ministri di colore, di quel colore.

Evidentemente, invece, abbiamo già avuto ministri con la Y o la K nel cognome, ministri oculisti, ministri con cittadinanza italiana acquisita dopo la nascita, visto che i giornali trovano da commentare solo sull’unico dato su cui non c’è bisogno di commentare: basta vedere la fotografia.

Mi sono interrogato su questa espressione, “di colore”, nel 2013.

Prima di tutto: il colore (della pelle, credo) c’entra o no? Non so, un indiano dravida è “di colore”? Un giapponese ha un colore anche lui? quindi è “di colore”?

E il figlio, ad esempio, di una persona “di colore” e di una “non di colore”? eh già, potrebbe essere “di colore” oppure no, un po’ di più o un po’ di meno, il figlio: dipende da come si mescolano i geni. Ci dovrebbe essere, immagino, una scala colorimetrica per distinguere se sei “di colore” oppure no. E un italiano olivastro e abbronzato? Caspita! Mi pare complicato…

Forse, invece, il colore non c’entra. C’entra un’origine? Ma l’origine non è “di colore”, l’origine va qualificata con un aggettivo. Origine congolese, cinese, trentina, sioux, inuit, belga, maori… E di questi, quali sono “di colore”? Quelli di origine africana, vero?

Se diciamo “Giorgio è di origine valdostana”, pensiamo a una cultura, a Giorgio appassionato di fonduta, ubriaco di genepy, sciatore provetto, che parla bene il francese… poco importa che si tratti solo di uno stereotipo, che magari Giorgio non sopporti nulla di tutto ciò: c’è una cultura che conosciamo dentro quell’origine. Ma se diciamo “di colore”, denunciamo solo il fatto che dell’origine, della cultura di riferimento siamo completamente all’oscuro (!): l’unica cosa che vediamo è un colore portato sulla pelle.

E allora, perché non chiamare le cose con il loro nome, se proprio ci interessa l’origine? La ministra Kyenge è nata in Congo, è perciò di origine congolese.

Perché continuare a usare un’espressione che non denota nulla, e che connota solo la nostra ignoranza?

3 pensieri riguardo “Sfumature di colore

  1. Gli stessi pensieri che mi accompagnano da anni…ho corretto il linguaggio di tante persone, ho spiegato che una persona risulta meno estranea se ne conosci l’origine piuttosto che il colore, nel mio linguaggio ho abolito il termine “di colore”. Ho un carissimo amico con nonna congolese e padre olandese…la madre ha sposato un livornese…ed è nato il mio amico con caratteristiche dell’uno e dell’altro genitore. Come potrei definirlo in termini di colore, lo conosco attraverso le sue esperienze e le sue tradizioni che gli hanno tramandato.

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