Aromi di spezie

Aromi di spezie

Mi è capitato la settimana scorsa, passando a fianco della nostra chiesa, una bella pieve romanica, di accorgermi che nell’odore di umidità aleggiavano aromi di spezie.

Non erano le spezie che sono abituato a sentire quando chi cucina è originario del Nordafrica. Quelle, e probabilmente è tutta una suggestione geografica, sono forti e secche, stordiscono.

No, erano una miscela di verdi, profumi morbidi, erbacei, lussureggianti. In un primo istante avrei detto Africa subtropicale (ci ho messo un po’ più di un primo istante per trovare "subtropicale", ma è arrivato).

Ma poi mi è arrivata una zaffata di qualcosa che ricordava il curry. Un salto enorme.

Ed ero in volo verso l’India, quando ho dirottato l’aereo. Non su Cuba: un po’ più a sud, a Trinidad.

La temperatura non era certo quella giusta, i ciottoli per terra nemmeno. Ma l’umidità, la pioggia, le grigie nuvole basse erano verosimili. In un giro di spezie mi sono ritrovato là, dove i profumi della vegetazione si mescolano a quelli delle cucine di mille diverse etnie.

E poi, d’improvviso, eccomi in Inghilterra, quasi trent’anni fa: vacanze-studio per imparare la lingua. Orde di adolescenti italiani, c’ero anch’io, alla disperata ricerca di una pizza infornata da un pakistano in un fastfood di una catena americana, pur di poter dire di aver mangiato italiano, perché solo da noi si mangia cibo.

Quanto eravamo sciocchi.

E quanto invece si impara da un piatto straniero, da un aroma diverso, da sapori mai provati.

Io ho imparato la ricchezza che giace altrove, e quant’è piccolo il pur bellissimo mio giardino.

Bisogna andarsene, anche solo per poco, anche solo il tempo di un pasto, per provare i gusti di altre genti. Ma forse basta anche una passeggiata di fianco alla pieve romanica, in un giorno di pioggia.

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