Una questione di cultura

Una questione di cultura

Due sole parole in merito al penoso episodio in Veneto in cui Mr B si è reso protagonista di un siparietto a base di scontatissimi e imbarazzanti doppi sensi con un’impiegata dell’azienda che lo ospitava.

Nichi Vendola dice (riporto da Repubblica.it) che la violenza sulle donne comincia con il linguaggio.

Come al solito mi trovo in disaccordo. La violenza non comincia con il linguaggio. Comincia con gli occhi, con la testa di chi guarda. Con la sua cultura.

Non voglio essere elitario o classista, non voglio dire che chi ha studiato non è violento e chi non l’ha fatto lo è.

E però è ora di smetterla di dire che tanto la cultura non conta. Conta, eccome.

Contano i modelli, gli esempi su cui la mente si forma. Contano le espressioni umane a cui la mente è esposta mentre cresce. Conta la quantità di bellezza e di orrore, e la riflessione su entrambe, a cui ci si trova di fronte durante la propria formazione. Non contano le nozioni, ma conta la capacità di districarsi tra informazioni importanti e meno importanti, collegandole e guardandole sia in modo analitico e approfondito che in modo sintetico e complessivo.

E contano perché l’umanità, uomini e donne insieme, sono lì dentro, trovano in tutto ciò che le scienze e le arti insegnano la loro definizione più ampia e completa. L’umanità, donne e uomini, è quella che nel Medioevo europeo viveva in un certo modo, ha prodotto la Cappella Sistina (certo, tramite un suo esimio esemplare, che però non era un alieno, era figlio del suo presente e dei suoi passati), la Critica della Ragion Pura, la teoria degli insiemi, la musica dodecafonica, la Shoah.

Ed è pur vero che tante persone intelligenti sono in grado di arrivare a questa cultura anche al di fuori della scuola.

Ma la scuola dovrebbe essere il luogo in cui questo avviene istituzionalmente.

E allora, per favore, non stupiamoci se un qualunque ignorante becero (nel senso che non ha cultura, come intesa sopra, né ne sente la mancanza) usa un linguaggio offensivo del pudore comune e della dignità delle donne. O se una qualunque ignorante becera non ha altro da esporre e pubblicizzare se non menzogne nel linguaggio e nel proprio corpo.

Aiutiamoci, invece, a rifarci gli occhi, a rifarci la testa (“rifacciamoci il senno”, diceva qualche tempo fa Alessandro Bergonzoni), e aiutiamo i giovani a farsela giusta senza bisogno di doversela rifare.

E investiamo su insegnanti e studenti, sulla scuola. Senza un nuovo umanesimo profondo, vincono solo le visioni parziali. Tra cui, culi e tette invece di donne.

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