La Tesina

La Tesina

Io alla fine delle superiori ho sostenuto l'”esame di maturità”. Oggi non c’è più, si chiama “esame di Stato conclusivo del secondo ciclo d’istruzione”. Tanto per semplificare, no?

Una delle cose che non c’erano e ora ci sono è la Tesina. Con la ti maiuscola.

Non ho controllato la normativa, ma fino a un paio d’anni fa non era obbligatoria, solo caldamente consigliata, tanto caldamente consigliata che tutti la facevano.

Perché? Perché in presenza di una Tesina, la commissione d’esame all’orale deve dare uno spazio (fino a un paio d’anni fa si diceva “preponderante”, ora non so) all’esposizione e alla discussione della stessa, a scapito ovviamente delle interrogazioni orali sulle singole discipline (che, rispetto alla maturità dei miei tempi non sono più solo due ma tutte quelle per cui i commissari hanno titolo per giudicare). Per la serie: invece di mezz’ora di domande su tutto il programma dell’ultimo anno, parli tu di quel che vuoi e poi nel tempo che resta qualche domandina a destra e sinistra.

Che sembra una roba che facilita lo studente, ma…

Ma sposta, o dovrebbe spostare, l’attenzione dalle nozioni, dalle materie, da un giudizio parcellizzato disciplina per disciplina, all’organizzazione dei saperi, alla rete di connessioni tra diverse discipline, alle competenze di rielaborazione personale, organizzazione logica e retorica, a una valutazione complessiva e globale.

Personalmente la ritengo una delle innovazioni più interessanti e promettenti, nel passaggio tra l’esame di maturità e l’esame di Stato bla bla bla.

Ho scritto “promettenti”. Nel senso che mi pare che il discorso Tesina sia ancora ampiamente acerbo nelle “scuole secondarie di secondo grado” (sì, si chiamano così ora le vecchie scuole superiori).

E, tanto per essere chiaro, acerbo principalmente per “colpa” degli insegnanti.

Le maturità, ops, scusate, gli esami di Stato che ho fatto recentemente sono principalmente da membro esterno, ma mi è anche capitato di preparare per l’esame di Stato classi terminali. Le Tesine che ho visto coprono un amplissimo spettro, da lavori che comprerei in libreria a robe che non potrei definire senza ricorrere al turpiloquio.

Ovviamente gli autori, cioè gli alunni, ci mettono quel che hanno. E se durante i cinque (o sei) anni di scuola non hanno fatto altro che copiare da Wikipedia, la fantomatica Tesina non potrà essere da Nobel. Mi viene però anche da chiedere (e non è una domanda retorica, perché è pur vero che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire) come mai uno studente arrivi alla fine del quinto anno con l’unica competenza di digitare CTRL+C e CTRL+V su una tastiera. In altri termini, come si è mossa la scuola nei confronti di uno studente che evidentemente non si stava preparando per le competenze richieste dall’esame?

Quelle fatte bene? Eh, secondo me richiedono due cose, fondamentalmente:

  1. interesse da parte dell’alunno
  2. collaborazione da parte dei docenti

Interesse da parte dell’alunno. Le tesine più belle che ho visto sono quelle in cui uno studente prende un argomento che gli sta a cuore, tanto a cuore da farne centro di attività, di approfondimento anche al di fuori della scuola, e deposita su questo canovaccio forte i contenuti curricolari che hanno attinenza. Se manca questo interesse? Gli argomenti sono meno originali, più stantii, il discorso non sta in piedi e diventa un collage di diversi contenuti poco approfonditi e talvolta anche slegati tra loro. La domanda che da insegnante mi pongo è quanto l’azione didattica invogli a coltivare interessi, dia spazio alle passioni personali, e quanto invece richieda, per quattro anni e mezzo, l’adesione acritica alle proposte inveterate dei vari singoli docenti.

Collaborazione da parte dei docenti. Certamente la collaborazione dei docenti con lo studente in fase di preparazione e stesura della tesina. Ci mancherebbe altro. No, ma qui intendo la collaborazione dei docenti tra di loro. Collaborazione finalizzata a proporre percorsi “contaminati”, temi trasversali, argomenti interessanti sviluppati secondo chiavi di lettura non convenzionalmente legate alle materie scolastiche. Insomma: quando imparano, questi alunni, a lavorare come poi vogliamo (vogliamo noi docenti che li invitiamo caldamente a preparare obbligatoriamente tesine non obbligatorie) che lavorino? Se la tesina, con le competenze che richiede, è oggetto di valutazione all’esame di Stato, non è normale che il percorso scolastico si strutturi in modo da portare gli studenti dove  questi devono arrivare? In sostanza: se vogliamo che gli studenti arrivino all’esame con una bella tesina in cui sono presenti contenuti su cui ogni commissario trova pane per i propri denti, cosa aspettiamo a fargli vedere come si fa? O crediamo che il solo pensiero che tra tre mesi c’è l’esame serva a far magicamente maturare queste competenze mai prima praticate?

L’alternativa è non solo il pressapochismo ma la sua legittimazione. Una scuola che ti porta a “buttare su” contenuti superficiali, banali e inutili giusto perché così occupi il tempo con chiacchere e ti risparmi la studiatona finale per l’orale. E’ vero che siamo in Italia, ma se anche la scuola si adegua, siamo davvero finiti.

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