Bachiana #1

Bachiana #1

Dovendo partecipare a una riunione che prevedevo avrebbe richiesto molta lucidità, per il tragitto in auto ho deciso di ascoltare un CD con le Toccate BWV 910-916 di Bach.

Sono sette “piccoli” gioielli di carattere virtuosistico, originalmente scritti per clavicembalo ma oggigiorno spesso eseguiti per pianoforte.  Per chi non le conoscesse, le può ascoltare qui in un’interpretazione storica.

A me fanno lo strano effetto di mettermi in moto il cervello. Sapete quella diceria per cui le donne hanno una mente capace di lavorare in parallelo seguendo diversi fili, mentre gli uomini pensano a una sola cosa alla volta? Beh, ammettendo che di solito effettivamente preferisco dedicare la mia mente a una sola cosa, Bach in generale e queste Toccate in particolare mi trasformano, da questo punto di vista, in una donna.

Ecco, vedrete, credo, altri post con questo stesso titolo, proprio per questo motivo: frutto di quest’ora e venti di auto ascoltando Bach.

Il primo pensiero che mi è venuto è di gratitudine nei confronti dei miei genitori, che hanno insistito, anche contro le mie iniziali opposizioni, nel farmi imparare a suonare il pianoforte.

Altrimenti io di educazione musicale avrei avuto solo quella che la maggioranza dei miei coetanei ha avuto: qualcosa alle elementari di cui non ricordo nulla, e poi un paio d’ore alla settimana alle medie in cui ascoltavamo l’apprendista stregone, facevamo ricerche sugli strumenti musicali o suonavamo la pubblicità della barilla usando un flauto di plastica e fingendo di capire qualcosa sul pentagramma che avevamo davanti.

Beninteso, non è che io sia bravo a suonare il piano. Le Toccate io me le sogno, e anche molto meno, non vorrei dare false impressioni. Però dove le mie dita non hanno imparato tanto, se parliamo di ascoltare o anche di leggere uno spartito, credo di potermela cavare. Studiacchiare un po’ il pianoforte mi è servito senz’altro, di fronte a un brano ascoltato o letto, a farmi un’idea di quando è stato scritto, a sapere che tipo di musica c’era in giro a quei tempi, a riconoscere in quel che ascolto la difficoltà, a decifrarne i ritmi che si intersecano, a cogliere le armonie convenzionali e quelle ardite, ad apprezzare nell’intreccio delle voci la perfezione delle fughe. Riesco a cogliere la bellezza di un brano, non solo in termini dell’orecchiabilità di una melodia, ma anche in quelli assai meno praticati delle strutture che la compongono, della composizione organica delle sue parti.

Non so, come dire di un romanzo che non mi piace solo seguirne la trama più o meno avvincente, ma sono in grado di apprezzare lo sviluppo dei personaggi, l’armonia della costruzione, la varietà del linguaggio utilizzato, del contesto storico e letterario dell’opera, dell’uso del lessico e della struttura del discorso, e via dicendo. E queste sono cose che a scuola insegnano, in tutte le scuole superiori, parlando in italiano o in altre lingue di analisi testuale, di storia di letteratura o di rapporti tra la letteratura e le altre discipline.

Oppure guardare un quadro e non godere solamente dell’impatto visivo dei colori e delle luci, ma anche notare la geometria della composizione, le pennellate o i colpi di spatola, le citazioni da altre opere, le somiglianze e le differenze con altre opere dello stesso autore o di altri autori coevi. E queste cose tentano di insegnarle a scuola, in molte scuole superiori.

O ancora di fronte a una legge fisica non sapere cosa significano le varie lettere che vi appaiono, ma visualizzare lo scopritore mentre svolge l’esperimento che gli permise di ricavare la legge, immaginare quali difficoltà concettuali quella legge si trovò a superare quando fu pubblicata, o sorridere pensando a quali fenomeni della vita di tutti i giorni o quali dispositivi tecnologici si basano proprio su quella legge. E queste cose sono presenti nel programma scolastico di fisica, nella maggior parte delle scuole superiori.

Ma come ascoltare le Toccate di Bach, quello no. Nel Paese che ha dato i natali a Monteverdi, Vivaldi, Scarlatti, Boccherini, Rossini, Donizetti, Verdi, Puccini, Respighi, tanto per dirne alcuni, solo chi decide di frequentare il liceo musicale, oppure di fare qualcosa in più rispetto agli altri, o chi ha i genitori che ci vedono giusto e insistono contro ogni opposizione, possono arrivare a godere della bellezza, una bellezza complessa e profonda come tutte le bellezze che meritano di essere studiate, della musica.

Certo, tutto non si può fare. Ma che peccato che a farne le spese sia proprio la musica, no?

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