Inizio, fine ed esplorazione

Inizio, fine ed esplorazione

Torno a Eliot. La fine dei Quattro Quartetti, tanto per ricominciare.

V.
Ciò che chiamiamo l’inizio è spesso la fine
E finire è cominciare
La fine è dove iniziamo. E ogni frase
Ogni proposizione che sia giusta (in cui ogni parola è a casa,
Prende il suo posto per sostenere le altre,
La parola né diffidente né ostentata,
Facile scambio di vecchio e nuovo,
La parola comune esatta senza volgarità,
La parola formale precisa ma non pedante,
La famiglia completa che danza insieme)
Ogni frase e ogni proposizione è una fine e un inizio,
Ogni poesia un epitaffio. E ogni azione
E’ un passo verso il patibolo, verso la pira, giù alla gola del mare
O a una lapide illeggibile: e da lì partiamo.
Moriamo con i morenti:
Ecco, partono, e noi andiamo con loro.
Nasciamo con i morti:
Ecco, ritornano, e ci portano con loro.
Il momento della rosa e il momento del tasso
Hanno uguale durata. Un popolo senza storia
Non è redento dal tempo, perché la storia è uno schema
Di momenti senza tempo. Perciò, mentre la luce si perde
Un pomeriggio d’inverno, in una cappella solitaria
La storia è ora e l’Inghilterra.

Con la forza di questo Amore e la voce di questa Chiamata

Non desisteremo dall’esplorazione
E la fine di tutto il nostro esplorare
Sarà arrivare al punto di partenza
E conoscere il luogo per la prima volta.
Attraverso il cancello ignoto ricordato
Quando l’ultima terra da scoprire
E’ quella del principio;
Alla sorgente del fiume più lungo
La voce della cascata nascosta
E i bambini nel melo
Ignoti perché non cercati
Ma uditi, quasi uditi, nell’immobilità
Tra due onde del mare.
Presto ora, qui, ora, sempre…
Una condizione di completa semplicità
(Che non costa meno di tutto)
E tutto sarà bene e
Ogni genere di cose sarà bene
Quando le lingue di fiamma saranno ripiegate
Nel nodo coronato di fuoco
E il fuoco e la rosa saranno uno.

(T. S. Eliot, Quattro Quartetti, Little Gidding)

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