Di che vergognarsi

Di che vergognarsi

Ho visto un’immagine, di quelle che si diffondono su Facebook.

L’immagine era divisa in due, da una parte c’era una porcilaia, dall’altra il Parlamento della Repubblica Italiana.

C’è di che vergognarsi.

Prima di tutto, a condividere un’immagine del genere. Il Parlamento è il luogo della democrazia nel nostro Paese. C’è gente che è morta perché l’Italia avesse un Parlamento rappresentativo del popolo sovrano. C’è gente che è morta perché il nostro Paese fosse libero e autonomo.

Allora tu che hai condiviso, se hai qualcosa contro qualcuno dei parlamentari, usi nomi e cognomi e ti prendi la responsabilità di quel che dici. Persone, individui. Ma l’istituzione no, quella non la diffami, perché un Parlamento libero e democraticamente eletto è la differenza tra l’Italia di oggi, pur con tutti i suoi problemi, e l’Italia della dittatura, delle leggi razziali, delle purghe, della Seconda Guerra Mondiale.

Poi, c’è di che vergognarsi per alcuni tra coloro che occupano un posto in quel Parlamento. Coloro che non hanno capito che sono lì per servire il popolo sovrano e non i propri interessi, attirando sulle istituzioni che dovrebbero servire lo sdegno che loro stessi meritano. Coloro che, con i loro intrallazzi o semplicemente con i loro voti hanno reso agli occhi di tanti il Parlamento non il luogo in cui si costruisce un Paese migliore, ma il fortino di una casta privilegiata.

E infine, se è il popolo ad essere sovrano, c’è di vergognarsi anche per il popolo, che ha scelto in diversi casi non proprio il meglio e non è stato in grado di esprimere niente di più degno.

Invece di sparare sulle poche cose buone che ci sono rimaste, come l’architettura istituzionale del nostro Paese, pensiamo alla nostra responsabilità, soprattutto in vista dell’appuntamento elettorale di febbraio. Alcuni partiti hanno fatto un po’ di pulizia in casa, almeno per quanto riguarda lo sporco più sporco. Tocca a noi sovrani dare il tocco finale, informandoci sui candidati, sui singoli candidati, e votando, onorando quel Parlamento offeso dal menefreghismo e dal qualunquismo, con consapevolezza e attenzione, non con il naso turato ma con convinzione.

Perché il Parlamento è, nel male ma anche nel bene, lo specchio del Paese.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.