Il penultimo giorno

Il penultimo giorno

E così, dopo che mi sono immedesimato e commosso leggendo del silenzio di novembre, ieri il penultimo giorno di novembre mi ha regalato uno sprazzo di celeste.

I prati mi hanno salutato con la porporina, residui brillanti di piogge che hanno portato devastazioni e dolore; il cielo azzurro e terso, sebbene circondato da un muro grigio e impenetrabile allo sguardo, permetteva ai caldi raggi di sole di abbagliarmi sia che guardassi in alto che  a terra, verso lo specchio delle pozzanghere; come anziane signore che, in casa in un giorno luminoso, tolgono dai cassetti con nostalgia rossetto e vestiti sgargianti e li indossano per sé sole, gli alberi, consapevoli della fine dell’autunno, hanno fatto splendere orgogliosi il poco colore rimasto sui rami.

Anche nella penultima stagione, nel penultimo mese dell’anno, e c’è ancora un mese, e c’è ancora una dura stagione da affrontare, il penultimo suo giorno mi ha saputo stupire con uno squarcio e un attimo di luce, di calore, di colore. Niente di nuovo, nessuna nuova speranza, solo il benvenuto promemoria di un mondo più vasto e ampio delle mie abitudini.

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