Alla ricerca del video perduto

Alla ricerca del video perduto

Caro presidente professor Monti.

Caro, perché mi è caro il suo modo di parlare, pacato, riflessivo, che dimostra che ogni parola è misurata, pensata, ha un suo senso nel discorso.

Ieri sera ho letto questo post su un blog che seguo e mi sono preoccupato. Possibile che anche lei, presidente professor Monti, sia caduto vittima del fraintendimento? Poi, finalmente, ho trovato il video dell’intervista da Fazio, che purtroppo mi sono perso in TV.

L’intervista è estrapolata proprio nel momento in cui si parla di alcuni operatori del mondo della scuola, delle loro resistenze conservatrici e corporative e della loro strumentalizzazione della “giusta” protesta degli studenti. Metto “giusta” tra virgolette perché è evidente a tutti quanto sia giusta la loro e sbagliata quella degli altri, è ovvio. Dicevo, il video taglia il prima e il dopo, quindi sicuramente prima e dopo avrà avuto modo di chiarire ulteriormente il suo pensiero.

Ad esempio, avrà avuto modo di spiegare che, nel momento in cui si tratta con i privati per i premi di produttività, chiedere ad altre categorie di lavorare più ore gratis effettivamente è una discriminazione che ha il sapore di squalifica per i pubblici dipendenti che operano in un settore poco strategico, in perdita e, tutto sommato inutile, nei confronti dei più importanti dipendenti privati, di qualunque cosa si occupino, basta solo che producano di più.

Avrà avuto modo di spiegare che negli ultimi trent’anni il mondo della scuola è stato afflitto da ripetuti tentativi di riforma portati avanti a colpi di ripicche da destra a sinistra da parte di funzionari con agende proprie e coperti dai nomi di politici il più delle volte incompetenti. E che, nonostante questo, il personale ha sempre fatto tutto quel che doveva fare, anzi, non ha mai smesso di fare anche il “di più” non previsto dal contratto.

A proposito del contratto, avrà avuto l’occasione di evidenziare come il personale della scuola operi da anni senza contratto, senza aumenti di stipendio, senza scatti di carriera, al servizio di un datore di lavoro inadempiente, ricevendo spesso in ritardo la corresponsione degli stipendi, senza vedere applicato al proprio caso ciò che nel privato vale in termini di conferme di rapporti a tempo determinato, dovendo chiedere ai genitori contributi volontari economici e in natura (la carta igienica, i fazzolettini di carta alle materne…). Di far notare, insomma, come la scuola stia proseguendo il suo compito nonostante non ci siano i soldi per farla funzionare (ma i soldi per far funzionare tante altre cose, in Italia, non mancano).

Avrà spiegato, immagino, che le resistenze corporative ce le hanno anche i tassisti (o ricordo male?), i medici, i farmacisti. E avrà avuto modo di far capire al vasto pubblico che, in effetti, in questi giorni, alle normali, fisiologiche resistenze corporative si sono affiancate anche, anche, le resistenze del personale della scuola che, invece, vuole solo far bene la propria professione, nella consapevolezza che è una delle professioni centrali di qualunque comunità. Non avrà fatto fatica a spiegarlo, visto che della stessa professionalità anche lei fregia il suo nome.

Avrà detto senz’altro che ci sono quelli che protestano per spirito corporativo, perché non vogliono lavorare due ore in più alla settimana, ma ci sono anche quelli che lavorano già venti ore in più alla settimana, e non si lamentano per le due ore ma per la dignità calpestata dalla proposta (peraltro bocciata da un punto di vista logistico da tutti quelli che la scuola la devono gestire direttamente). Scioperano, rinunciando a parte del già magro stipendio (è da almeno vent’anni che si sa che lo stipendio degli insegnanti italiani è tra i più bassi del mondo occidentale, a parità invece di ore lavorate) per affermare che il cambiamento, necessario nella scuola italiana, non va deciso in partita doppia, ma sulla base di un progetto educativo e strategico per il Paese. L’avrà spiegato benissimo, visto che lei è il professore per antonomasia.

Avrà detto, spero, che le proposte sono tante, basta solo ascoltare i tanti che hanno a cuore il bene della scuola italiana: non pretendo che abbia letto i miei risolutivi post, ad esempio questo, o questo, ma certamente avrà visto o sentito quanti hanno idee per migliorare le cose. Avrà detto, immagino, che il governo ha rinunciato all’idea dell’aumento delle ore di lezioni frontali perché era impraticabile, avrebbe creato costi sociali paurosi nei confronti del precariato e avrebbe diminuito la qualità dell’insegnamento e l’ampiezza della proposta educativa; e che invece sono allo studio altre misure, nel confronto con chi nella scuola ci passa più di trenta ore alla settimana, cioè il personale e gli studenti, per cambiare in meglio la scuola italiana.

Avrà anche detto, ne sono convinto, che effettivamente quella fetta di personale che si rifugia nel conservatorismo corporativo è anche in grado di cercare di manipolare quella fetta di studenti che non aspettano altro che di fare un’ora di sciopero, sostenuti da quella fetta di famiglie per cui la scuola è solo un’indispensabile baby sitter; ma che gli altri insegnanti, quelli che non ne possono più di essere nascosti dai primi, che finalmente si stanno facendo sentire, il cui sacrificio continuo negli ultimi anni ha consentito alla scuola italiana di andare avanti ogni giorno, di aborto di riforma in aborto di riforma, di problema in problema, di taglio in taglio, quelli non strumentalizzano: sono gli studenti di quella fetta che va a scuola perché è bello andarci, perché imparano, sentono di costruire la propria identità, sono questi studenti, vedendo i loro educatori arrancare, che decidono di intervenire per loro e con loro, con al fianco quella fetta di famiglie che ancora credono nella scuola come ambiente educativo e formativo. Avrà detto, perché ne ha fatto esperienza lei stesso, che quegli studenti non si lasciano abbindolare, che non vedono quegli insegnanti come nemici, né come fannulloni o conservatori corporativi, ma come compagni di un percorso da fare insieme.

In sostanza, caro presidente professor Monti, sono certo che avrà sostenuto la scuola, la scuola della Costituzione e della nostra tradizione, quella di don Milani, tanto per dirne uno, e che non avrà colto l’occasione, proprio lei, di additare il peggio spacciandolo per il tutto, ma che avrà invece detto qualche bella parola di sostegno per categorie fondamentali per la nostra comunità (la ripeto, questa parola, perché vorrei proprio sentirla più spesso) che da anni ormai sopportano con pazienza sacrifici superiori a quelli di tante altre categorie (senza dire più o meno fondamentali, non c’è una classifica) e mandano avanti l’istruzione pubblica che la Costituzione sancisce come diritto dei figli di tutta la nazione.

Io il video in cui spiega queste cose non l’ho trovato. Ma continuo a cercare: appena lo trovo, caro presidente professor Monti, lo posterò: giusto per far capire al mio amico blogger quanto si sbaglia.

Con ossequi.

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