Dognierbismo

Dognierbismo

Come già scrivevo in qualche commento, trovo preoccupante il dognierbismo (non so, spero tanto sia un neologismo perché è orrendo, ma “dognierbaunfascismo” mi sembrava francamente esagerato) che sento intorno a me. “Tanto sono tutti *”, e al posto dell’asterisco si metta l’aggettivo che denota nel modo peggiore i peggiori della categoria di cui si parla.

E’ facile. Discriminare è molto più difficile. Bisogna informarsi, bisogna trovare dei criteri, bisogna guardare i volti a cui si applicano e avere il coraggio di dire: “quello lì invece a me non sembra *”.

Sentivo ieri per radio un’intervista a Gianni Berengo Gardin. Si parlava di una mostra in corso a Torino, il cui tema sono gli “sguardi gentili”. L’intervistatore gli ha rivolto una domanda (si può definirla ingenua, per essere caritatevoli nei confronti del giornalista): ha dovuto aspettare molto e con pazienza per catturare nei suoi scatti gli attimi di gentilezza di questa mostra? Al che il fotografo ligure ha risposto con grande cortesia qualcosa che intendeva: sono cinquant’anni che faccio il mio mestiere, con un po’ di esperienza me la sono anche cavata a coglierli al volo senza mettermi a costruire capanni in piazza per fare birdwatching ai passanti.

Nel mio piccolo, anch’io mi rendo conto, per esperienza (ma credo che sia comune a tutti coloro che svolgono con interesse e passione qualche attività professionale o non), che ci sono cose che so fare meglio ora di quando ho iniziato. Studiare, ad esempio, apprendere, mi riesce meglio oggi di trentacinque anni fa quando ho iniziato in modo formale (e non avendo mai smesso, va detto). Preparare lezioni, ancora, verifiche, valutarle: oggi mi risulta molto meno faticoso di tredici anni fa, quando ho iniziato a farlo, e penso anche di farlo meglio, in modo più efficace e preciso.

L’esperienza aiuta. E l’esperienza, inevitabilmente, va al passo con il tempo trascorso a costruirsela. Con l’età.

E allora torniamo al dognierbismo. Ci sono anziani che sono una risorsa, e solitamente sono quelli che si mettono a disposizione, magari in seconda linea, lasciando il posto a quelli che vogliono farsi vedere, ma non facendo mancare il proprio contributo di esperienza. Ci sono anche anziani boriosi e accentratori che non lasciano crescere gli altri intorno a sé, forti delle proprie competenze e dei propri successi.

Così come ci sono giovani che hanno voglia di imparare dagli anziani, coraggiosi nel volersi mettere alla prova e sperimentare magari vie nuove, ma grati comunque a chi condivide il proprio patrimonio di esperienze. E ci sono giovani presuntuosi che non hanno bisogno delle esperienze altrui, che sanno fare tutto loro, meglio di chi li ha preceduti e con meno risorse.

Ecco, allora: se qualcuno vuole rottamare qualcosa, ho una Punto che ormai non ce la fa più, la mia cara Edith. Quella la lascio rottamare volentieri. Per il resto, per favore, facciamo tesoro di quel che abbiamo, guardiamo con un po’ più di umiltà, perché da rottamare non ci sono solo tanti dinosauri, ma anche qualche giovane.

Così, giusto per non fare d’ogni erba un fascio.

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