Il prossimo viaggio

Il prossimo viaggio

Sono incappato in una videointervista a Paolo Rumiz.

Io Rumiz l’ho conosciuto grazie ad alcuni articoli comparsi di recente su Espresso e Repubblica.it, ricompresi in parte in un bel dvd, “Le dimore del vento”, che mi sono rivisto giusto qualche sera fa, sui luoghi abbandonati del nostro Paese.

Rumiz è un giornalista viaggiatore, di quelli con lo zaino e gli scarponi, di quelli che, come afferma nell’intervista, il treno a prenderlo preferiscono perderlo, perché significa poter scrivere qualcosa in più.

Da questa intervista, due suggestioni che mi rimangono.

La prima, che menziono soltanto: il cuore è un luogo troppo ballerino per essere sede dei sentimenti. La pancia è il posto dell’anima.

La seconda. Alla domanda dell’intervistatrice sul prossimo viaggio, Rumiz risponde:

“Il prossimo viaggio sarà a casa mia. Ho bisogno di una casa da costruire. E’ un momento temporaneo della vita, ma è importante. Con la vecchiaia si sente il desiderio di cercare un luogo non solo dove vivere ma anche dove morire. Io sto cercando e forse l’ho trovato. E sarà un luogo da cui sarà molto più facile partire e ritornare. […] Non metto le pantofole, che si tranquillizzino [i lettori]. E’ un luogo solo dove mettere in ordine i miei zaini e i miei scarponi”.

Ammetto di aver provato un po’ di invidia: per il tipo di vita, per le opportunità di viaggio, per i taccuini, i libri, ma anche per la serenità e la saggezza. Poi ho pensato che non c’è nulla di irraggiungibile nell’esperienza di viaggio di Rumiz, né nel suo modo armonico di vivere la vecchiaia. Non è necessario avere i suoi occhi azzurri per camminare, ogni giorno, e annotare, scrivere, raccontare, foss’anche solo a se stessi, in un costante partire e ritornare a casa, una casa che non è solo il luogo in cui si desidera vivere.

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