Ingiusto, odioso e stupido

Ingiusto, odioso e stupido

Mi chiede un’amica: ma se io lavoro 36 ore alla settimana, gli insegnanti non possono lavorarne 24?

Certo che possono. Lo fanno, normalmente, a meno che non abbiano spezzoni, part-time o riduzioni d’orario, con conseguente riduzione dello stipendio. Perché il docente lavora spesso a casa; c’è a chi piace e a chi non piace (per esempio, io ci starei anche 8 ore al giorno a scuola, se avessi un ufficio mio in cui lavorare, come già ho avuto modo di scrivere). Anche qui, c’è chi lavora di più e di meno, ma spesso è solo una questione di buona volontà, perché anche chi insegna educazione fisica può voler assegnare compiti scritti a casa (da correggere), e un insegnante di educazione fisica, con due ore per classe e classi da 27 alunni, in 18 ore settimanali riesce a vedere 243 alunni. Un docente medio di una disciplina come matematica, se è mediamente organizzato, seguendo quattro classi fa una verifica al mese in ognuna e ogni settimana ha 27 elaborati da correggere. Vogliamo essere velocissimi? Dieci minuti l’una? Sono 270 minuti: facciamo quattro ore. Ma non sto contando la correzione dei quaderni e dei compiti a casa, non sto contando il lavoro per le tesine, non sto contando le risposte alle email degli studenti che chiedono chiarimenti, non sto contando progetti e percorsi. No, semplicemente il lavoro di valutazione che è necessario e fa parte delle funzioni del docente. Non sto nemmeno contando il lavoro sugli obiettivi di apprendimento, che significa tradurre il voto (che con un po’ di esperienza e qualche griglia si fa al volo) in un giudizio (richiesto!) sulle competenze dei singoli alunni. Andiamo avanti.

Le lezioni le vorrà anche preparare o andrà in classe così, improvvisando? Facciamolo ancora medio: facciamo che ne prepari una su tre. Un quarto d’ora di preparazione ogni giorno per 5 giorni? E non sto parlando della preparazione di una verifica, che richiede spesso molto più tempo. Non sto parlando della fotocopiatura dei testi da consegnare, che si fa a scuola sì, ma troppo spesso a proprie spese (a questo proposito, rimando qui…). Non sto nemmeno parlando della lettura, dell’approfondimento, del coltivare la propria disciplina. No, solo aprire il libro di testo e guardare di cosa si parlerà all’indomani.

Ecco, 18 ore di lezione, 1 ora di ricevimento, 4 ore e mezzo, un’ora e un quarto: siamo a 24 ore e 45 minuti. Ding.

E non ho parlato dei consigli di classe, 40 ore all’anno; degli scrutini, a parte; delle attività collegiali, altre 40 ore all’anno. E non ho parlato delle riunioni, dei progetti (questi, è vero, sono retribuiti, per quanto risibilmente, ma li lascio fuori). Delle gite, per cui non esiste la diaria, non esiste una trasferta ed è persino difficile ottenere il rimborso spese dei pasti.

La cosa odiosa, odiosa come fare il computo delle 24 ore e 45 minuti, per quanto mi riguarda, viene dal fatto che tanti (forse troppi?) insegnanti questi conti non li fanno perché non li vogliono fare. Perché ritengono, a torto o a ragione, che questo faccia parte naturalmente del proprio mestiere, della propria missione. Si tratta degli insegnanti che lasciano un segno nella scuola, negli studenti, nelle loro famiglie; un segno positivo. Sono insegnanti che non contano le energie spese o le ore dedicate. Chiamiamoli gli insegnanti A. E poi ci sono i fannulloni. Tra gli insegnanti non più che in altre categorie, visto che comunque gli incentivi economici non sono particolarmente allettanti. Ma sarebbe disonesto dire che non ce ne sono: gli insegnanti B.

Portare a 24 ore di lezione l’orario degli insegnanti (qualche link: da Repubblica.it, da Leonardo, dal Sole24Ore, dal blog di Mariangela Galatea Vaglio),  è odioso, per diversi motivi. Primo, visto che è apparentemente il motivo principale per cui la misura viene proposta, quello economico. Gli insegnanti A, ammesso che passi quest’idea, continueranno a fare ciò che facevano prima, solo per un numero maggiore di ore, rammaricandosi di non riuscire a seguire gli alunni e le classi bene come prima, scoraggiandosi o motivandosi a seconda del carattere, insomma lavorando di più per lo stesso stipendio di prima. Come gli insegnanti B, né più né meno. Un cosiddetto taglio lineare: colpisce tutti indistintamente. La rivoluzione del merito. Però: gli insegnanti di ruolo più giovani perderanno la cattedra, o si vedranno fiondare in giro per la provincia (ma… esisterà ancora? in giro per la regione?) per completare le 24 ore in ogni buco in cui si trovino delle ore da racimolare, mentre i meno fortunati precari rimarranno definitivamente senza lavoro, visto che le loro supplenze saranno assorbite da chi è in ruolo. Mi chiedo se i nostri professori abbiano fatto un conto dei costi (sociali, assistenziali in primis) di una misura del genere e se davvero il risparmio l’abbiano misurato in modo completo.

E’ odioso, e questo per me è il motivo predominante, perché va a toccare il modo di far scuola degli insegnanti A. Che sono quelli che, grazie ad una disponibilità quasi mai riconosciuta ufficialmente (men che meno economicamente) fanno andare avanti la nostra scuola. Invece di agevolarli, di assecondarli, di mostrare riconoscenza per i sacrifici già abbondantemente affrontati in questi anni di continui aborti di riforma, perpetrati con l’unico fine di risparmiare e ben lontani invece dall’ottica dell’investimento progettuale e strategico sull’istruzione che ha caratterizzato la politica di molti altri paesi occidentali, specialmente durante la crisi; invece di aiutare i migliori, dicevo, a tenere in piedi la baracca, si colpisce così proprio loro, che la tengono in piedi, la baracca, con l’attenzione personalizzata, con la preparazione, lo studio, la passione.

Un datore di lavoro che, dopo aver bloccato gli stipendi, mancato di rinnovare il contratto, si accanisce non con chi fa perdere soldi e credibilità all’azienda ma con chi le si dedica con passione e competenza, è un datore di lavoro ingiusto, odioso e stupido.

Se li si vuole aiutare, gli insegnanti, rendendo migliore il sistema scolastico, più produttivo, più autorevole, lo si può fare, anche se gli insegnanti hanno  la cattiva abitudine di ritenere di sapere cosa bisognerebbe fare, e pertanto gradiscono normalmente essere consultati. A mio avviso un primo modo sarebbe quello di trovare un modo per valutarli, gli insegnanti, nel complesso di una scuola e forse anche individualmente. Per dar loro una carriera. Per dar loro una varietà di compiti all’interno della scuola (soprattutto se saranno costretti a rimanerci fino a mummificazione avvenuta). Riconoscere che lo studio è lavoro, che la formazione di chi forma i giovani è parte fondamentale della loro credibilità. Smobilitare i B: mandarli alle dogane, alle case cantoniere, dove si vuole, ma lontano da dove possono fare danni. Far lavorare gli insegnanti d’estate, meno ferie (non di più: dove vuoi che vadano con questi stipendi?), che quelle sì sono vergognose: non parlo delle ferie “ufficiali”, ma di quei periodi, ufficialmente non di ferie, ma in cui la scuola è chiusa, o non c’è attività didattica e, se va bene, c’è una riunioncina di un paio d’ore un giorno, poi niente per tre giorni, poi un’altra oretta.

Ne ho dette abbastanza? Non è che voglia dare l’impressione che non ci sia niente da fare, anzi. E, a voler essere onesti, la categoria degli insegnanti non brilla certo per apertura alle novità. Se però intervenire è necessario, è altrettanto necessario che sia fatto in modo intelligente. In una fabbrica di ghiaccio non vai a migliorare le condizioni di lavoro alzando la temperatura.

Gli insegnanti, cara amica, non hanno il problema di contare quante ore lavorano alla settimana. Lavorano per i propri figli, lavorano per i figli di tutti. E quelli che il problema di contare il numero di ore di lavoro se lo pongono, normalmente lo fanno perché vorrebbero lavorare di più, non di meno. Gli insegnanti, cara amica, hanno il problema di difendere la dignità del proprio lavoro. Proprio perché lavorano per i propri e gli altrui figli. Questo sì.

 

[edit 25/10/2012: ecco un link in cui vengono portate cifre un po’ più precise (ed estreme) di quelle indicate dal sottoscritto, e le legittime conseguenze sul sistema scuola del voler infierire su una categoria che da qualche anno paga un po’ più di altre (certo, probabilmente anche meno di altre, ma non siamo mica qui a farci la guerra tra poveri, vero?]

14 pensieri riguardo “Ingiusto, odioso e stupido

  1. D’accordo su molte cose, Alessandro. Ne sottolineo però un paio che non mi convincono:
    1) “anche chi insegna educazione fisica può voler assegnare compiti scritti a casa”; ok… ma nella realtà avviene? e poi: anche tutti gli altri possono voler assegnare compiti scritti a casa (o anche no? alcuni “devono”), e comunque avranno delle verifiche scritte da svolgere in classe che gli insegnanti di educazione fisica non avranno. Non deve essere pagato ciò che in teoria potresti fare ma quello che sei tenuto a fare. Insomma: insegnare alcune materie è oggettivamente diverso, per carico di lavoro, da insegnarne altre; e a volte anche insegnare la stessa materia in scuole diverse (per stare agli esempi che fai tu: nell’indirizzo liceale dove insegno io in molti anni ci sono 2 ore 2 di matematica; come educazione fisica, per esempio). Finché si nasconderà questa realtà di fatto con l’atavica ipocrisia che copre questo tema, non sarà possibile convincere l’opinione pubblica che il nostro non è un lavoro part time.
    2) le ferie: è vero, sono tante. Però: io, che insegno italiano etc., passo molte domeniche autunnali, invernali e primaverili a correggere saggi e analisi del testo; e non parliamo del giorno libero. Quando li recupero se ho tre settimane soltanto d’estate? E infine: ho molte ferie, ok, ma se voglio fare un viaggio fuori stagione, o una settimana bianca quando costa meno, per me è impossibile. Anche questo, secondo me, va tenuto in conto.

    Aggiungo un’ultima cosa: andrebbe regolata diversamente la possibilità per gli insegnanti di svolgere un secondo lavoro.

    1. Grazie Gab. Rispondo alle tue due osservazioni. 1) Potrei essere d’accordo con te, ma credo che l’aspetto “buona volontà” sia comunque centrale. Io, da insegnante di matematica, so benissimo che potrei ridurre i tempi di correzione delle verifiche scritte (insostituibili, specialmente a fronte della riduzione delle ore di lezione per classe e alla conseguente maggiore difficoltà per quanto riguarda una seria valutazione orale) a tempi prossimi a quelli dei colleghi di educazione fisica (tanto per prendere un esempio), che molto spesso non devono correggere proprio nulla, usando test a risposta chiusa, crocette, vero/falso e compagnia bella. Se non lo faccio non è solo per la pigrizia nella scelta di “strumenti innovativi” che mi farebbero risparmiare un sacco di tempo, come puoi immaginare. Voglio dire che anche tra quelli che sono in qualche modo costretti a lavorare di più, c’è una discreta dose di sadomasochistica buona volontà, la stessa che potrebbe spingere un collega di educazione civica (c’è ancora?) a imporsi pratiche onerose. Ed è vero che non devi essere pagato per il potenziale ma per l’attuale richiesto, ma è anche vero che infierire con proposte come quella delle 24 ore significa danneggiare prima di tutto le buone pratiche non richieste, le sperimentazioni in cui ogni docente A o A- (usiamo il rating come Moody’s?) coniuga la tanto sbandierata libertà di insegnamento. 2) Ti do ragione, il discorso ferie, senza contropartita come l’ho descritto qui, è punitivo. In realtà avevo provato ad esprimere un pensiero un po’ più articolato sull’argomento, che è certamente complesso, in un altro post, questo: http://allsho.wordpress.com/2012/01/12/profumo-di-natale/ , qualche tempo fa.
      Grazie ancora per il contributo!

      1. Non ricordavo quel punto del post natalizio: bene dunque sulle ferie. Sul primo punto insisto: per me la differenza è fra quel che sono istituzionalmente tenuto a fare e quello che faccio per buona volontà più o meno masochistica. Se io devo produrre una valutazione scritta e una orale e il mio collega solo una valutazione orale, o pratica, o d’altro tipo, mi si chiede un lavoro qualitativamente e quantitativamente diverso da quello del collega. Così come, se ho una classe da 20 o una classe da 30 alunni, il tempo di correzione di verifiche non sarà certo lo stesso, a meno che non mi si chieda di abbassare gli standard del mio lavoro. Per questo credo ad un insegnante si debba dire quante verifiche (almeno) deve fare, a quanti ragazzi, e quanto tempo (almeno) deve dedicare alla correzione di ciascuna verifica: quel tempo della mia vita lavorativa, poi, va contrattualizzato così come quello delle ore di lezione, dei collegi ecc… Qui, all’interno di una lettera bella per molti aspetti, un interessante caso europeo (danese, per la precisione) di soluzione di questo problema: http://italia.panorama.it/politica/Un-insegnante-scrive-a-Profumo-Ma-lei-ministro-e-mai-stato-in-Europa

        1. Grazie del link, condivido. Bella la soluzione danese. Mi fa un po’ ridere il pensiero di faxare la verifica in provveditorato per aver quantificato il lavoro necessario, ma… certamente sarebbe una soluzione equa.

          1. sì, forse è un po’ macchinoso… potrebbe bastare un riconoscimento forfettario. L’importante, comunque, sarebbe stabilire il principio, tanto per cominciare.

  2. Molto molto d’accordo. La distinzione tra insegnanti di serie A e B mi pare azzeccatissima e molto esemplificativa della situazione reale.
    Come sempre, bravo.

    1. Grazie! E’ il solito problema italiano: ci sono i falsi invalidi? Invece di punire quelli, puniamoli tutti. Ci sono gli evasori fiscali? Invece di stanare quelli, aumentiamo le tasse a tutti. Ci sono i furbetti? Invece di stangarli, allentiamo la normativa in modo che tutti possano diventare furbetti per un’ora. Ci sono i fannulloni nella PA, nella scuola? Addosso! Nello specifico, io credo che la categoria e i sindacati abbiano avuto e in parte abbiano ancora una responsabilità piuttosto pesante in questo…

  3. poche storie, gli insegnanti lavorano poco e si lamentano troppo per i miei gusti. Cara amica domani mattina vieni in fabbrica con me, svegliati alle 5 del mattino per 1000 euro al mese poi vediamo chi lavora di piu’. Siete super tutelati, vacanze a non finire, privilegi e tantissimo tempo libero (talmente tanto gli più della metà degli insegnanti di mia figlia ha un secondo lavoro). Quindi fatevi un esame di coscienza…vado a dormire che domani mattina (IO) lavoro.

    1. Buon lavoro.
      Sai, a noi insegnanti dispiace un po’ rinunciare ai nostri privilegi. Ma li condividiamo volentieri: vieni anche tu a fare la prof, lascia perdere l’alzarti alle 5 del mattino per 1000 euro al mese e vieni a fare la bella vita con noi, a goderti le nostre super tutele, le vacanze a non finire e il tantissimo tempo libero.
      Ti aspettiamo.

      1. ma un minimo di decenza? C’e’ gente che lavorando 10 ore al giorno non arriva a fine mese e voi starnazzate per 24 ore settimanali? VERGOGNA!

        1. Non me ne intendo di starnazzamenti, ma ti credo, evidentemente sei esperta. Per quanto riguarda la vergogna, ogni categoria professionale non ha vergogna a rivendicare le proprie ragioni. Credo giustamente.
          Quanto alla decenza, spero che ti sia stancata dell’indecenza del mio post e delle mie repliche. Io sì, di quella dei tuoi commenti che non aggiungono niente se non luoghi comuni disinformati e che dimostrano che, ahimè, non hai letto, oppure compreso, quel che ho scritto. Adiós.

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