Non è quasi mai troppo tardi

Non è quasi mai troppo tardi

Ringrazio la radio, Radio1 in particolare, per darmi le notizie che contano.

Gli Ebrei hanno celebrato ieri il settimo giorno della festa di Succot, l’ultimo giorno del pentimento.

Parlava il rabbino Carucci Viterbi ieri sera (non in diretta) di un certo rabbi Eliezer che esortava a pentirsi il giorno prima di morire.

Come dire:

  • chiunque ha qualcosa di sé o del proprio mondo da cambiare, alla faccia di quelli che dicono “io son fatto così, punto e basta”;
  • cattive notizie: a cambiare non si fa sempre in tempo;
  • ma se ci pensi oggi magari non è troppo tardi.

Ecco, lo so bene che non ci vuole il Talmud per dire quel che dicono anche i proverbi nostrani, sul non aspettare tempo, sul rinviare a domani eccetera eccetera.

Ma riferito ad operazioni di igiene interiore quali la penitenza, la conversione, in termini più laici: il cambiamento, credo mi abbia fatto bene sentire, quasi fosse una novità, che rimandare, come per l’igiene esteriore, non è un’ottima scelta. Non sto dicendo che ricordarsi che non si dispone del tempo e della sua fine sia la soluzione motivazionale per tutto; ma certo in alcune situazioni può aggiungere la forza mancante per spostare un equilibrio.

Là, questo è il post di oggi. Se non vi piace, molto probabilmente ce ne sarà uno nuovo domani.

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