Un computer per classe

Un computer per classe

Premetto: io ci sono stato in classi attrezzate con un (uno solo!) PC. E mi sono sempre chiesto il senso di tale sfoggio di tecnologia. Anche perché il più delle volte era un PC tardo-latino appesantito con una collezione software rinascimentale, ribollente di virus, dotato unicamente di mouse e monitor (dovrei dire “tubo catodico”). Insomma, non proprio lo stato dell’arte.

E allora, sentendo la promessa del ministro Profumo (un computer per ogni classe, un tablet per ogni insegnante del sud), siccome non sono del sud e non ho idea di cosa sia un tablet, mi sono incuriosito soprattutto a pensare cosa il Ministro abbia in mente. Ne parlavo già qualche mese fa, perché ne aveva parlato già lui.

Vediamo a cosa potrebbe essere utile, l’avere un computer in ogni classe.

  1. Sicuramente l’utilità non riguarda il personale ATA. Senza entrare in altre considerazioni, il Ministro avrebbe detto “in ogni segreteria”, o “in ogni sgabuzzino”, o “in ogni bagno”.
  2. Potrebbe essere utile alla dirigenza: in questo modo, vista la carenza strutturale di luoghi d’incontro e il proliferare di riunioni (sulla cui utilità non voglio esprimermi), ogni aula diventerebbe degna candidata ad ospitare non solo riunioni informali ma anche Consigli di Classe e scrutini.
  3. Veniamo agli insegnanti. E’ escluso che l’insegnante possa usare il computer di una classe per preparare verifiche, stamparle (ma dai, non ci sono soldi per le fotocopie, dove le andremmo a prendere le cartucce per la stampante?), stendere appunti, lavorare. Se non in orario pomeridiano, in cui però, notoriamente, il docente medio preferisce lavorare a casa sul proprio PC, o a scuola su un proprio portatile, solitamente usato da meno mani e quindi in migliori condizioni, con un disco fisso da cui non vengono cancellati materiali almeno da due generazioni di insegnanti e, insomma, su cui si trova meglio.
  4. Potrebbe servire al docente per depositare appunti e materiali per gli studenti. Nell’epoca del cloud mi pare un uso non estremamente avanzato del computer.
  5. Forse come registro elettronico. Il che richiede, però: un server (sennò, una martellata e il registro di un anno se n’è andato), un gestionale fatto bene e che i docenti siano in grado di utilizzare, la scomparsa dei cartacei (altrimenti è lavoro che raddoppia o triplica i tempi dedicati alla burocrazia)… Non è lavoro di un anno, insomma.
  6. Gli alunni: posto che chi ha necessità di un ausilio per l’apprendimento normalmente ce l’ha, almeno dalle mie parti, il PC in aula può servire per stampare lavori (again? con che soldi?), fare ricerche (in classe? trenta alunni su un solo computer?), consultare testi (i famosi “nuovi” libri di testo: anche qui, in trenta sul computer? ma se poi invece sono da stampare, in cosa consiste la grande novità?)
  7. Potrebbe servire agli studenti per imparare un po’ come si usa il computer. Risate dal pubblico. Diciamo piuttosto che potrebbe servire agli studenti ad insegnare qualcosa ai loro prof.
  8. Oppure come diversivo nei momenti morti: manca un prof? ecco in trenta davanti allo schermo a vedere video su youtube! Hai finito la versione? Vai a cercare la traduzione per tutti online e passala ai compagni… Certo, sarebbe un incentivo a finire prima degli altri, visto che il secondo rosica.
  9. Parliamo di didattica? ah, è per quello che serve un PC in ogni classe? Tipo? Per proiettare? Con cosa? Con le ombre cinesi? No, perché sembra che un PC in classe serva a rivoluzionare la didattica: ma il computer è essenzialmente uno strumento per un solo utente, la scuola e la didattica no. Occorrono strumenti ausiliari: proiettori, lavagne interattive, o altre diavolerie ancor più innovative e complicate, per poter fare qualcosa di decente. Si dirà: beh, intanto c’è il PC, poi quando arrivano altri soldi si prenderà anche il resto. Più o meno come dire: intanto ti do il motore, poi quando abbiamo i soldi prendiamo anche i sedili e il volante.
  10. Ma soprattutto occorre qualcosa di ancora più importante. Si chiama formazione. Dei docenti, ovviamente. Conosco colleghi che hanno bisogno di aiuto per accenderlo, un computer. A cosa serve un computer in classe a uno così? E’ un investimento sensato? E anche ai più scafati, quelli che sanno destreggiarsi tra diversi sistemi operativi, come usare un PC in classe non è qualcosa che necessariamente sia chiaro. Quali opportunità (ammesso che ve ne siano e che valga la pena percorrerle!) un computer in ogni classe possa offrire, se si vuole affrontare un investimento di questa portata, farlo bene e andare oltre lo slogan, non è qualcosa da lasciare alla genialità o alla buona volontà dei singoli docenti o degli istituti. Almeno, non solo. Occorre formare i docenti. Se esiste una nuova didattica, in cui il mezzo tecnologico ha un ruolo chiave, se questa nuova didattica sta dimostrando risultati migliori della vecchia (onestamente, però, e scientificamente!), allora deve essere proposta, e il primo investimento deve essere quello di aggiornare le persone che si troveranno a usare gli strumenti informatici.

Per iniziare, e come alternativa, io invece proporrei una caffettiera, una teiera, un bollitore in ogni classe. Oltre che la carta igienica in ogni bagno. Pensiamoci.

6 pensieri riguardo “Un computer per classe

  1. Farò una piccola indagine per sapere cosa se ne fanno qui in Finlandia di un computer per aula…
    Però, vuoi mettere? Fugare un dubbio nozionistico usando Wikipedia in real time???
    PS: l’indagine è ristretta alle elementari, avendo una insegnante in classe e non conoscendo nessuno di altri livelli scolastici.
    PS2: non playstation 2 ma post scriptum 2: il pc è in genere associato alla smartboard, che effettivamente offre qualche comodità didattica in più, come la possibilità di “congelare” il contenuto di una lavagna per riproporlo successivamente, o per proiettare contenuti multimediali dal pc.

  2. Mi pare che il punto sia “quale tipo di riforma” la scuola ha bisogno. Profumo procede a tentativi come i suoi predecessori…
    Io spingerei per l’incentivazione al merito (studenti e insegnanti), il rispetto delle regole, controlli qualità. Naturlamente, maggior investimento di risorse, pubbliche e private (mantenendo però l’accessibilità alla scuola uguale per tutti).
    Infine, autonomia vera: il dirigente scolastico deve poter decidere su assunzioni e gestione dei beni e ne deve rispondere direttamente (se assume suo nipote e questo non va, se ne assume le responsabilità di fronte all’ufficio scolastico territoriale di competenza, che gli decurta stipendio o lo sposta/licenzia/ecc).
    Aggiungo che dovrebbero insegnare solo quelle persone a cui piace veramente insegnare…

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