L’adorato autunno

L’adorato autunno

Sono tre giorni che la inseguo, avvertita, con grande nostalgia, a tratti a partire da domenica scorsa.

Il caldo, questo lunghissimo grande caldo che da mesi a ondate che non sono onde ci ha avvolto, non ha odore, anzi odora di caldo, di secco, di assenza di essenze. E anestetizza la pelle, non solo l’olfatto, con il suo bruciore e il nostro sudore.

Invece la fine dell’estate è questione di naso e pelle.

Il profumo del sollievo della terra arida, della gratitudine della vegetazione stremata; aromi che tornano ad emergere, sottratti al torpore del caldo estremo. Qualche tono di fumo, sterpi e rami, promettono sapori cari, ancora in lontananza, fuochi e castagne, forni e pane. E poi sfumature legnose che mi sono abituato ad associare al piacevole sentore di matite nuove, di carta stampata di fresco, di libri mai aperti, alle emozioni ricordate di un tempo che si chiude e a quelle ignote del futuro prossimo, all’ansia dei preparativi, all’attesa del primo giorno.

E il freddo, la pelle che lo prova, lo subisce, ne gode, ancora scoperta o vestita di quel poco che per inerzia sopravvive nei guardaroba impreparati. Scalzo, coperto di cotone leggero, rabbrividisco con piacere alle folate tra finestre finalmente aperte anche nelle ore centrali del giorno, tra tende che lasciano passare una luce non più abbacinante, ma talvolta velata e incapace di proiettare ombre, altre volte ancora di sole diretto e caldo in un’aria che non se ne accorge. E’ il senso del tatto ad avvertire anticipi di piogge che verranno, di libertà all’aperto senza il prezzo del sudore, del ritrovarsi senza dover fuggire o nascondersi e ricominciare.

Quasi già settembre, quasi non più agosto, quasi non più estate, e già arriva l’adorato autunno.

10 pensieri riguardo “L’adorato autunno

  1. Bè ma che poeta!!
    Complimenti per una descrizione che coglie nel segno lo scenario e le sensazioni di un periodo transitorio come questo, che è ancora estate, ma che non la è più, fosse solo per il ripopolarsi delle città che ricordano, anche se la pelle è ancora abbronzata che l’estate sta finendo.
    In tutto ciò riecheggia nella mia mente il mantra “Settembre andiamo” è tempo di ricominciare…

  2. sì, l’inizio dell’autunno è un profumo e queste parole lo suggeriscono magistralmente. un profumo che – nel mio naso – si mischia alla malinconia del crepuscolo dell’estate, stagione a me affine, e questo mischiarsi, stranamente, invece di sopirlo, lo esalta.

    prishilla

    1. Certo, la fine dell’estate porta sempre un po’ di malinconia, e l’autunno, l’adorato autunno, è la stagione malinconica per antonomasia, il tempo della migrazione, della caduta, dei gloriosi colori che sfumano nel silenzio. Grazie prishilla!

  3. non sono d’accordo… o meglio sono d’accordo che le quattro stagioni (tutte e quattro) siano necessarie, però questa estate, il calore che ha tolto tutta l’umidità raccolta quest’inverno dalle mie ossa, il piacere di avere addosso il minimo indispensabile per non creare scandali e pensare che tutto sia finito… che fra qualche tempo dovrò aggirarmi per il mondo con chili e chili di vestiti per non far arrivare il gelo al corpo; la neve su cui, comunque, devo percorrere chilometri in macchina per arrivare al lavoro, la spesa che incide in modo non indifferente sullo stipendio per riuscire a vivere ad una temperatura decorosa in casa… no, caro Alessandro, a me mette una tristezza infinita, perchè so che io, fra qualche giorno, comincerò a vivere con il desiderio di quando arriverà la prossima adorata estate… Punti di vista 🙂

    1. Beh, in realtà nessuna stagione è “necessaria”. Ho vissuto in posti dove ne hanno due, diverse dalle nostre, e non mi sono trovato peggio.
      Ma a me piacciono tutte e quattro (o quante sono) le nostre stagioni. E’ che siamo alle porte dell’autunno, e non c’è rilievo pratico o economico che mi renderà meno caro questo periodo dell’anno. Grazie di aver commentato!

  4. Mi piace il tuo modo di “sentire” arrivare l’autunno,forse perchè vivo questo passaggio come te,ma tu lo hai descritto come io non avrei saputo fare.

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