Quando un piccolo sta male

Quando un piccolo sta male

Non sto pensando a niente di grave: basta qualche “linea” di febbre.

Qualche linea basta a vedere la vivacità appassire, a specchiarti in occhi arrossati, acquosi, stanchi; basta a voler accogliere con l’abbraccio più avvolgente di cui sei capace la testolina che si fa strada verso il tuo petto, le mani tese verso il tuo collo, la pelle desiderosa di un contatto.

E pagheresti qualunque prezzo per poter far qualcosa subito, per scambiare il tuo star bene col suo malanno.

Ci siamo abituati a pensare che la sofferenza non sia parte della vita, specialmente di quella dei bambini, che devono vivere nel più perfetto dei mondi inventati. Ma eccola lì, la malattia, e non sto parlando di niente di grave, di quella malattia che tutti una volta ogni tanto sperimentano, a ricordarci che il mondo fatato che i nostri bimbi frequentano è una bugia.

E’ una sofferenza che vorremmo evitare, ma non possiamo. Si dice, non so se è vero, che i bambini crescano più rapidamente durante un’influenza. Possiamo forse crescere anche noi genitori, se il loro star male ci riporta alla realtà, alla fragilità della vita, alla qualità e alla quantità del tempo e delle parole spese insieme, alla verità e alla profondità del mondo che condividiamo con loro e a cui li introduciamo.

Anche perché non c’è solo l’influenza, né per loro né per noi.

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