Excusatio non petita

Excusatio non petita

A me guardare il calcio in televisione piace. Specialmente la mia squadra e la Nazionale.

Non me ne vergogno, nonostante sia sempre più consapevole che dietro la partita che sto guardando ci siano fiumi di denaro e probabilmente di illegalità.

Mi fa schifo il panorama politico italiano. Ma non mi fa schifo la politica e non mi stanco di appassionarmene, nonostante tutto il marcio che ogni giorno vedo sui giornali. Ho la speranza, forse ingenua, ma credo sana, che il “gioco” della politica possa ancora essere giocato con fair play e senza corruzione.

E allo stesso modo mi piace il calcio, lo trovo divertente, appassionante, con la speranza che chi deve sorvegliare su certe situazioni si svegli, che chi deve pagare paghi e che se ne possa estirpare il marcio. Speranza forse ingenua, ma anche questa, credo, sana. Non seguo invece il ciclismo: non per il doping, semplicemente perché lo trovo mortalmente noioso. Problema mio. Che dire di quelli che invece lo amano: non dovrebbero, a causa degli scandali?

In particolare mi piace seguire la Nazionale. Che purtroppo è rimasto uno dei pochi elementi di unità, di identità, di passione collettiva. Non sono un nazionalista, anzi sono uno che ama ricordarsi il verso di Gaber: “io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono”. Ecco, mi pare evidente che la Nazionale oggi sia uno specchio abbastanza fedele (730 a parte) di un Paese afflitto da corruzione e crisi varie. Per fortuna o purtroppo mi piace seguire questa Nazionale, e la seguirò, nonostante le scommesse di Buffon, che credo avrebbe dovuto lasciare il posto ad altri per le opinioni sulla giustizia sportiva espresse poco prima degli Europei, nonostante faccia rabbrividire l’uso di denaro almeno in parte pubblico per organizzare la trasferta di tutto l’ambaradam che circonda la squadra, e via dicendo. Oltre ad appassionarmi, credo che tifare per questa Nazionale abbia un valore, ci aiuti a tifare per una nazione corrotta e zoppicante che sta lottando per farcela.

Spero che i rappresentanti delle nostre istituzioni non mettano piede in Ucraina, come quelli di altri Paesi, così come spero che nessun rappresentante siriano sia benvenuto a Londra fra un mesetto. Ma questo è un altro gioco, molto più grande e più doloroso, in cui lo sport sicuramente deve fare la sua parte, ma che su altri tavoli deve vedere un rimedio allo scandalo indecente cui stiamo assistendo.

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