Sublunare e sopralunare

Sublunare e sopralunare

Marco Paolini, nel suo spettacolo, ha accennato alla fisica aristotelica. Chiara, semplice, intuitiva: ed è per questo che è stato così difficile pensionarla.

Un aspetto che merita attenzione è il fatto che la fisica di Aristotele divide il mondo in due parti: il mondo sublunare e quello sopralunare. I nomi vengono dal fatto che la sfera lunare era nella concezione che A. usa, la sfera celeste più vicina al mondo terrestre.

Nel mondo sublunare, il movimento naturale è quello degli elementi (aria, acqua, fuoco, terra) verso il loro luogo naturale: aria e fuoco verso l’alto, acqua e terra verso il basso. Vi può anche essere un moto violento, provocato da una causa esterna, per cui il moto stesso consegue in modo proporzionale alla causa che lo produce.

Nel mondo sopralunare, invece, l’unico movimento possibile è quello circolare, il più perfetto, impresso dall’esterno verso l’interno.

Una cosa che Paolini avrebbe potuto evidenziare è il fatto che Galileo prima, e in modo implicito (con l’uso di strumenti terrestri per guardare il cielo, con la pretesa di trovare in tutta la natura lo stesso linguaggio di cerchi e triangoli), ma Newton poco dopo in modo esplicito (con la ridefinizione del concetto di forza, con la sua applicazione a fenomeni terrestri e celesti come la gravitazione allo stesso modo) operano la prima unificazione della storia della scienza: quella di cielo e terra nella descrizione fisico-matematica e soprattutto nella definizione dei fenomeni che vi avvengono e delle regolarità che vi si possono trovare. Non c’è una differenza sostanziale tra le leggi che sembrano governare i fenomeni terrestri e quelli celesti.

E con i frammenti di cristallo delle sfere aristoteliche infrante si costruiscono i cannocchiali di Galileo e i prismi di Newton, per vedere navi e pianeti, per scomporre la luce del sole o di una candela.

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