Auguri natalizi

Auguri natalizi

Mi pare che ricordare il Natale di Roma sia uno slalom tra la retorica e la consapevolezza degli strati di mito che si sono sovrapposti nel nostro immaginario dell’antico.

La Roma che oggi chiamiamo capitale non è la stessa città nata più di duemilasettecento anni fa; vi è stata costruita sopra, talvolta ancorata con malta e pietre e mattoni a quel passato, corallo su corallo. Quel che ricordiamo di quell’epoca lontana è spesso la tisana filtrata dalla nostalgia dei tempi d’oro. I miti su Roma fanno parte del nostro codice genetico nazionale, ammesso che esista, tanto quanto i miti di Roma, la sua civiltà e la sua storia, con tutto ciò che di essa tendiamo a ricordare volentieri e tutto ciò che invece spesso dimentichiamo.

Possiamo però sfruttare questa ricorrenza dal sapore forse più che vagamente sciovinista per prendere in mano alcuni valori che tradizionalmente (non so quanto fondatamente, non sono un esperto né mi interessa in questa sede approfondire questo aspetto) si associano all’antichità di Roma, particolarmente a quella Roma dei primi giorni, del regno, di cui parlava ieri a BenFatto l’archeologo prof. Carandini, per constatarne l’attualità, riflettere su come essi si siano evoluti (o involuti) nel corso dei secoli o degli ultimi decenni, su quali possano essere le loro declinazioni nell’Italia che vorremmo, metterli a tema nei nostri sogni politici, sociali, personali.

Parlo di valori come la città (l’Urbe, con la u minuscola) e la partecipazione, l’apertura allo straniero (Carandini faceva notare che i re di Roma furono per gran parte stranieri) e il privilegio del merito, la legalità e l’uguaglianza di fronte alla legge (la nascita del diritto romano), lo sviluppo delle istituzioni in servizio alla collettività (le trasformazioni istituzionali), la costruzione culturale come accrescimento per digestione (la costruzione dell’identità culturale della latinità), l’attenzione alle necessità quotidiane e alle opere che servono tali necessità (le opere che ancora oggi ammiriamo), eccetera in un elenco che ovviamente è parziale e lo è in modo tendenzioso, perché trascura tante cose che invece non interessano o ci interessa trascurare.

In altre parole, farci guidare in parte dalla storia e in parte dai miti che l’accompagnano, per riflettere sul nostro patrimonio ideale, senza con questo rivendicarlo come esclusivo né chiuderci a patrimoni di altre tradizioni, ma riconoscendolo come base conosciuta e a noi visibile quotidianamente, per trovare più facilmente risorse per il nostro futuro.

Carandini, ma è in buona compagnia, accennava a un nuovo umanesimo come chiave per l’uscita da una crisi che non è solo o principalmente economica, e le cui radici possono essere trovate sotto traccia fin dalle nostre origini più remote. Io non so se sia effettivamente così, e mi piacerebbe leggere pareri a riguardo. Ma forse davvero riflettere non è mai tempo sprecato.

E allora: buon compleanno, Roma.

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