Ancora i neutrini

Ancora i neutrini

E’ arrivata la smentita.

Non avevo dubbi che sarebbe arrivata.

L’idea dei neutrini più veloci della luce era talmente rivoluzionaria che era ovvio che la prima cosa da fare era verificare ogni centimetro del tunnel e, soprattutto, ogni componente elettronico, ogni programma di calcolo e di elaborazione dati alla ricerca di possibili cause di errore. E qualche elemento sospetto sicuramente si poteva trovare, almeno tanto da dire “rifacciamo l’esperimento tenendo anche questo sotto controllo, per favore”.

Non credo nemmeno che questa smentita sia la fine del problema. Il dubbio è stato sollevato, bisognerà eseguire esperimenti più precisi per togliere ogni ragionevole dubbio sul comportamento di questi benedetti neutrini.

Detto questo, mi piacerebbe tanto, però, che i discorsi degli scienziati e i resoconti giornalistici (non parlo dei dispacci ministeriali, che su quello, tecnici a parte, ormai ho perso la fiducia) fossero un po’ più cauti. Affermazioni come “i neutrini sono più veloci della luce” basate su un unico esperimento, o “i neutrini non sono più veloci della luce” basati su un’unica smentita, dovrebbero far ridere. Invece, grazie al non particolarmente elevato grado di cultura scientifica che caratterizza mediamente la nostra società, vengono accolte più o meno come si accoglie un dato di fatto di scarsa importanza: “Diabolik compie 50 anni”. Esti…

Mi piacerebbe che l’espressione “per quanto ne sappiamo” comparisse un po’ di più, sia nelle parole degli addetti ai lavori che in quelle di chi riferisce. Per dire quanto ancora non sappiamo, per dire quanto difficile sia fare un piccolo passo verso la conoscenza, per dire quanto valore ha ogni passo in avanti, per dire come funziona la scienza e che grado di certezze è in grado di offrire. Per evitare di sentire di nuovo parlare di “vittorie epocali” quasi i neutrini fossero impegnati nel record dell’ora. Per aiutarci un po’ a capire.

Ma allora i neutrini? Vanno o non vanno più veloci della luce?

Sembra di no. Le teorie che descrivono meglio il nostro mondo fisico a livello microscopico dicono che non dovrebbero proprio farlo. Gli esperimenti per ora non mostrano un disaccordo significativo con questa previsione teorica. C’è stato effettivamente un caso di disaccordo con la previsione, ma pare che il disaccordo possa essere dovuto ad errori dell’apparato di misura. Si indagherà su questo caso per chiarire cosa possa essere successo, anche perché il disaccordo con le previsioni teoriche su questo punto sarebbe piuttosto devastante sulle teorie, che si dimostrerebbero quantomeno incomplete.

E’ difficile dire una cosa del genere? Probabilmente fa poca audience. Dà un po’ meno punti di riferimento scientifici di, chessò, qualche idiota che rincorre rettili, li mostra alle telecamere e spara: “questa bellezza è il quarto serpente più velenoso del mondo”. Ma quarto de che? O di quell’altro vecchierello che tira fuori Ghilileo Ghililei e il suo metodo scientifico per spiegarti, nei talk show tra un caso umano e l’altro, come la scienza ti dica tutto quel che vale la pena sapere della natura.

No, usare le parole giuste e i toni giusti è l’unico modo, tornare alle sfumature di cui è capace la nostra lingua quando è collegata al cervello è l’unica soluzione se vogliamo evitare di finire a pensare in bianco e nero. Per quanto ne sappiamo.

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