Nostalgia della quaresima

Nostalgia della quaresima

Il disclaimer iniziale me lo impongo: è possibile che tutto quanto segue sia semplicemente un effetto da “volpe e uva”, essendo tutta la famiglia, a diversi livelli, interessata da una perturbazione influenzale che impedisce il regolare svolgimento delle attività carnevalesche. Possibile, ma non probabile.

Io il Carnevale non l’ho mai amato. Mai nemmeno sentito. Solo in un paio di occasioni nel passato recente, a Borgo Val di Taro, mi sono divertito a Carnevale. Il che, certo, rende merito più alla compagnia in cui mi trovavo che all’istituzione del Carnevale in sé. E poi ho trovato visivamente appagante la domenica di Carnevale a Venezia, qualche anno fa. Belle foto, esperienza giapponese.

Nemmeno da bambino, quando tutti si facevano in quattro per rendere questo periodo dell’anno un momento memorabile. Ricordo solo, dei miei carnevali d’infanzia, quando ho potuto costruire io stesso il mio costume.

Conoscendo i miei figli e avendoli osservati l’anno scorso, so che uno dei due, che è in grado di divertirsi in qualunque circostanza, non lo disdegna, mentre l’altro di fronte alla folla di una sfilata e ai volumi sonori eccessivi si sente a disagio, come me.

Non avverto l’urgenza di trasgressione, non avverto il bisogno di divertirmi in questo modo, non avverto nemmeno i presupposti del fatto che esperienze come il Carnevale possano toccarmi in qualche modo.

Non so, forse non so divertirmi. Forse sono un diversamente divertito.

Qualche giorno fa pensavo alla tempistica del Carnevale: l’Avvento, che in realtà è una grande corsa verso il Natale (non solo in termini consumistici: anche gli impegni, le riunioni, la logistica, tutto deve cessare il 23, e quindi dicembre è effettivamente un’escalation); poi il Natale e il Capodanno, con gli eccessi alimentari, le vacanze, la straordinarietà di situazioni; e poi, uno spera, finalmente un po’ di tranquillità. No, arriva il Carnevale, e arriva in men che non si dica. Perché il Carnevale inizia diverse settimane prima di Giovedì Grasso, dalle mie parti, con la preparazione, le feste e sfilate per i bambini (benedetta neve, quest’anno!), e la vexata quaestio delle 23:30, ineludibile, pena crisi familiare: “da cosa li vestiamo quest’anno?”.

Ecco, io ho nostalgia della Quaresima. Non perché mi senta un penitente: no, non lo sono per nulla. Non perché ami digiunare: figuriamoci, direbbe la mia pesapersone. Nemmeno parlandone in termini religiosi: non l’ho mai capita davvero fino in fondo, la Quaresima religiosa.

Quello che con l’età sto imparando ad apprezzare è la saggezza di questa forma tradizionale di invito all’autocontrollo. Un tempo prolungato di vita ordinaria, caratterizzato dal tentativo di far bene più che dalla tensione al sentirsi bene, dall’attenzione a ciò che si ha e a come lo si usa piuttosto che dall’uso ed abuso libero, da uno sguardo introspettivo più che da un consumo smodato di stimoli esterni.

Io sento di aver bisogno di Quaresima, di questa quaresima laica e forse senza maiuscola che ho descritto, prima di tutto. Perché ho paura di non riconoscere più ciò che merita di essere festeggiato da ciò che non lo merita, e di non essere più in grado di celebrare nessuno dei due. Perché sono stanco, fisicamente, psicologicamente e altrimenti, stanco di ritmo, stanco di troppo, stanco di inutile, stanco di volgare. Perché non mi posso permettere, e penso che siamo in tanti nella stessa barca, di vivere sempre al passo con gli stereotipi di questa agonizzante eppure sfacciata civiltà nostrana.

Ho bisogno di questa quaresima laica, un tempo, un lungo tempo di astinenza dal lusso. Sì, lusso. Un concetto con cui sento il bisogno di iniziare a fare i conti e in cui temo che dovrò presto iniziare a trasferire pezzi di esperienza passata o virtuale.

E’ appena passato giovedì grasso, ma credetemi, sono sincero quando vi auguro una buona quaresima.

4 pensieri riguardo “Nostalgia della quaresima

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