Una doverosa spiegazione

Una doverosa spiegazione

Probabilmente occorre una spiegazione.

A fianco delle mie personalissime opinioni tratte da esperienze, letture o chissà che altro, in questo blog si trovano anche poesiole e racconti di fantasia. Ma perché mai questo fisico che di mestiere insegna matematica si mette a pubblicare su un blog anche poesiole e racconti di fantasia?

Intanto, non escludendo che per botta di fortuna possa una volta uscire qualcosa di decente, dichiaro che non è una finalità strettamente artistica a spingermi.

Sono giochi di parole e di storie; giochi a fini esplorativi.

Giochi di parole: perché? Perché giocare con le parole? Beh, ognuno gioca come può e perché può, con ciò che ha a disposizione. Io gioco così con le parole perché questo: mi permette di esplorare la mia lingua; mi permette di esplorare i concetti che la mia lingua mi permette di esplorare; mi permette di esplorare le forme che la mia lingua mi permette di esplorare; mi permette di esplorare i contenuti che la mia lingua e le forme che la mia lingua mi permette di esplorare, mi permettono di esplorare. E via dicendo, ovviamente. Volendo è un modo, in parte da autodidatta e in parte con maestri eccelsi, di imparare l’italiano, entrandoci dentro e sporcandomici le mani e il (virtuale) pennino.

Giochi di storie. Per scrivere storie io ho bisogno di ascoltarle prima. Ascoltare non mi è facile. Giocare con le storie è un modo per abituarmi ad ascoltare (o vedere, a seconda dei gusti, a me piace più il primo). Poi siamo tutti personaggi e fruitori di storie: le viviamo e le sogniamo, le leggiamo, le vediamo al cinema. A me le storie danno sempre qualcosa, spostano l’arredamento della mia vita, rendendo gli spazi interiori più abitabili. Giocare con le storie è quindi, per me, un prendermi un ruolo più attivo in questo mio processo di design d’interni e, forse, contribuire anche a quello di qualcun altro. E’ anche questo un modo di esplorare: me stesso, prima di tutto, ma anche le creature che misteriosamente acquistano istanti di vita quando vengono scritte.

Esplorare, quindi. Trovare regole, inventarne, vincolarmi ad esse o magari provare, chissà perché, eccezioni. E poi descrivere traiettorie possibili, o impossibili (e perché impossibili?), sempre con un occhio su una realtà che ha sempre ragione, ma non è mai completamente come me l’aspetterei. E allora, forse, scrivere poesiole e racconti, si perdonino le velleità, non è diverso da tante altre cose che faccio, per mestiere o per piacere, al lavoro o in famiglia; ovvero da quelle tante altre cose che sono io.

2 pensieri riguardo “Una doverosa spiegazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.