Passioni per il futuro

Passioni per il futuro

Ecco, a fare il paio con il post precedente (Scelte per il futuro), che era rivolto idealmente a uno studente che sta pensando a cosa fare “da grande”, un altro per me nella duplice veste di genitore e di insegnante. E per chi abbia voglia di condividere.

In questi giorni riflettevamo, mia moglie e io, su come i nostri regali di Natale abbiano fatto “felice” il più piccolo dei nostri bambini, mentre il maggiore non si è mostrato particolarmente entusiasta per quanto ricevuto da Babbo Natale.

Però il maggiore si dimostra entusiasta quando possiamo fare qualcosa insieme: cucinare, disegnare, leggere, guardare un film nuovo, imparare qualcosa. Perciò per lui probabilmente il migliore regalo di Natale consiste nello spendere con lui un po’ più tempo del solito, cercando di suscitare non tanto l’entusiasmo per un regalo ricevuto, ma il suo interesse e la sua curiosità.

E questo mi proietta in avanti: quanto durerà la sua curiosità? Cosa servirà per spegnerla? Cosa, invece, per tenerla desta e aiutare lui ad orientarla e a usarla come strumento per crescere? Basteranno due genitori attenti a mantenere viva questa fiammella? Basterà viceversa l’insegnante demotivato che certamente troverà, l’amico spento, l’adolescenza, a farla spegnere?

Ne ho visti tanti di ragazzi che a diciott’anni non hanno interessi, non hanno curiosità. Specialmente, purtroppo lo devo dire, ma è importante, in posti dove le occasioni per sollecitare interessi e curiosità non sono abbondanti, ma devono essere cercate, e in posti in cui le famiglie e gli insegnanti qualche volta si dimenticano di cercarle insieme ai più giovani. Ragazzi che non sono in grado di appassionarsi, che non capiscono proprio di cosa si parli e magari ti rivolgono uno sguardo di compatimento se provi a suggerire che possano esistere cose che ti toccano l’esistenza e la rendono migliore, cose di qualità diversa rispetto agli ammazzanoia soliti quali gli amorazzi, il calcio, la televisione. Ragazzi giovani aquile che dovrebbero imparare a volare ma hanno solo tacchini intorno a sé.

Hai voglia a dirgli di scegliere il proprio futuro sulla base delle proprie passioni. Come farli partecipare a una caccia al tesoro con indizi in cinese.

Mai come oggi credo sia essenziale che gli educatori aiutino i giovani a sviluppare la passione per qualcosa, ad uscire dall’apatia (c’è sempre lo star male nell’etimo, ma nell’apatia la sofferenza è solo apparentemente negata: è invece cronica, strisciante, letale).

E capacità di apprendere. E nella capacità metto anche il senso della necessità di farlo. E gli occhi aperti, il senso critico su tutto quel che può dire qualcosa alla tua vita, alle tue passioni, formalmente o informalmente, a scuola e al di fuori.

Passioni, capacità di apprendere. Le due cose di cui le nuove generazioni hanno bisogno, specialmente oggi in tempo di crisi, e che crisi!

L’immagine dell’aquila e del tacchino mi rimane dentro. Del falco e dell’oca domestica, se preferisci. Del gabbiano e del pollo, per gli amanti della letteratura didascalica e ispirazionale del XX secolo. Ma sono i nostri figli, i nostri ragazzi, quelli a cui lasceremo prima o poi la scena.

E noi adulti: o sappiamo volare noi, o dovremo rassegnarci a vedere i nostri piccoli imparare a volare con qualcun altro, oppure rimanere a terra come noi. Passioni e capacità di apprendere, o cappone per cena.

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