Meraviglie

Meraviglie

Mi sono imbattuto (stumble!) in un viaggio fantastico alla ricerca delle otto meraviglie del Sistema Solare.

Si tratta di una ricostruzione grafica da parte di un artista basata sui dati ottenuti da sonde come la Cassini e la Messenger. Bella anche la presentazione che mette insieme le immagini create da Ron Miller ed elementi multimediali più aderenti alla realtà scientifica per come questi strumenti di misura ce la fanno conoscere.

Oggi, guardando un film ambientato, per esempio, a San Francisco, anche chi non ha mai visitato la California potrebbe riconoscere immediatamente il setting non appena compare la sagoma rossa di un ponte sospeso. Oppure, trovando nella cassetta della posta una cartolina con un enorme sasso arrotondato arancione al tramonto, molti non avrebbero bisogno di leggere sul retro per associare l’immagine dell’Ayers Rock al continente australiano, pur non avendoci mai messo piede.

Chissà, fra cinquant’anni, lo stesso potremmo dire dei geyser di Encelado, del cratere di Mimas o dell’alba su Mercurio. Questi fenomeni, anche se quasi certamente nessun umano li avrà ancora visti dal vivo, saranno forse entrati nel nostro immaginario al pari della Tour Eiffel, del monte Fuji o del Cristo del Corcovado. Film e fumetti di fantascienza acquisteranno in realismo includendo queste e altre meraviglie del nostro Sistema e divulgandone l’esistenza, la natura e l’aspetto a un pubblico sempre più vasto.

La cosa che mi spiazza, però, è immaginare che tipo di "conquista" saremo mai in grado di operare nei confronti di questi pianeti e satelliti così vicini ma così lontani. Perché non bisogna dimenticare che l’investimento di enormi somme di denaro per missioni più complesse del relativamente semplice lancio di una sonda, non sarà fatto senza una prospettiva di ritorno economico. Ma leggiamo bene, guardiamo, capiamo i dati che ci vengono forniti: che tipo di ritorno economico possiamo sperare dalla maggior parte di questi mondi irraggiungibili ed inospitali? Ci sarà forse un futuro per le macchine, se riusciranno a riportare a "casa" qualcosa di prezioso. Ma ovviamente un conto sarà mandare un robot a raccogliere qualche sasso e farglielo portare sulla Terra, un altro sarà portare là forme viventi, farle tornare o rimanere.

Poi però penso che è meglio così. Dobbiamo ancora imparare a vivere in pace con il nostro Pianeta azzurro: non siamo pronti per mettere piede su altri mondi. E’ bene che impariamo a comportarci responsabilmente qui, dove dobbiamo, prima di partire per luoghi dove nessuno ci obbligherebbe ad esserlo.

E allora rimaniamo con le immagini, un po’ vere e un po’ romanzate, di luoghi favolosi che la scienza sta scoprendo essere reali quanto i luoghi a cui siamo abituati ogni giorno. Immagini che fanno sognare di un futuro lontano di esplorazioni, ma rendono anche più care le nostre piccole, conosciute meraviglie locali, cui abbiamo accesso e che abbiamo la possibilità e il dovere di preservare.

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