Canale Cavour

Canale Cavour

Ascoltando la radio (Radio1) sabato mattina, mi sono imbattuto in una trasmissione, "La terra: dal campo alla tavola", che tratta di tematiche agricole.

In particolare, la puntata dell’8 ottobre (podcast) aveva come argomento principale il piano irriguo nazionale e i possibili tagli.

Ospite, tra gli altri, il sottosegretario all’agricoltura Roberto Rosso, che, tra un complimento e l’altro all’azione di governo, dice che sono stati trovati i soldi, nonostante la crisi, per affrontare la manutenzione straordinaria del tratto iniziale del Canale Cavour presso Saluggia, dove questo sovrappassa (sovrappassa!) la Dora Baltea nei pressi dei due depositi di scorie nucleari.

Ora, è evidente che un canale ha un regime controllato e in caso di problemi si può rapidamente prosciugare. E’ altrettanto evidente che in caso di alluvione anche i sistemi di protezione e di controllo di un canale sono parecchio sotto stress.

Quello che non mi risulta per nulla evidente è il motivo per cui si è deciso, fin dagli anni ’50, di costruire prima un reattore nucleare e poi trasformarlo in deposito di stoccaggio di scorie e quindi di affiancarlo con un altro deposito, negli anni ’60, tutte strutture "temporanee", in una zona non solo soggetta ad alluvioni (l’ultima, nell’ottobre 2000, ha comportato un rischio enorme, tanto da far parlare a Carlo Rubbia di "catastrofe planetaria" scongiurata: un dilavamento delle scorie non avrebbe ostacoli fino al mare Adriatico), ma pure attraversata da un’opera quale il Canale Cavour, ordinariamente bisognoso di manutenzione, in un suo tratto critico quale un passaggio sopraelevato su un altro corso d’acqua.

Questo e il classico esempio del perché è un bene che nel referendum sul nucleare abbiano vinto i "sì". Ma è anche un esempio, l’ennesimo, di come il nostro Paese non sia pronto per le sfide di questo tempo: con un sottosegretario che vanta pubblicamente come un successo del proprio dicastero l’essere riuscito ad ottenere i fondi per la manutenzione straordinaria di un’opera che deve ad ogni costo rimanere in condizioni di efficienza perfetta fino a quando non si individua una soluzione meno rischiosa per le scorie nucleari.

Viste le criticità di questo Paese, ogni giorno in cui se ne lascia la cura agli incompetenti è una sfida alla sorte. Sarebbe importante rendersene conto prima che sia tardi.

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