Ci sono Jobs e jobs

Ci sono Jobs e jobs

Non mi aspettavo che le quattro operaie morte battessero Steve Jobs nella popolarità di oggi.

Non dopo aver visto la disparità di trattamento tra Lady Diana e Madre Teresa, morte negli stessi giorni. Sto ancora aspettando la canzone di Elton John, ma andrebbe bene anche Nino D’Angelo, per la suorina macedone.

Io non sono un utente Apple. Lo sono stato diversi anni fa, non per mia scelta, malvolentieri e con scarsa soddisfazione. Oggi francamente non me lo posso permettere, né lo voglio, avendo alternative funzionali anche se forse non altrettanto di stile o alla moda, accessoriate o integrate. Ma la mia percezione è di non perdere nulla di essenziale.

Perciò faccio un po’ fatica a comprendere questa smania collettiva di aver conosciuto Jobs, come se l’aver comprato uno dei suoi prodotti abbia veramente cambiato la vita di così tante persone, e come se, all’interno della confezione, tutti abbiano trovato un buono per una convivenza di sei mesi col vecchio simpaticone, che da subito è diventato il miglior amico.

Mi dispiace per la scomparsa, e sono consapevole che si tratti di una perdita che si farà sentire anche al di fuori della sua famiglia, se ne aveva una, perché il tipo era geniale e poliedrico e probabilmente avrebbe ancora potuto creare tanto.

Ma sono abbastanza contento di poter dire che le cose che mi cambiano la vita sono altre, che stanotte dormirò bene (o male) indipendentemente, e casomai, se qualcosa mi peserà sullo stomaco, sarà pensare alle quattro vittime di Barletta, nei loro diritti fondamentali ignorate in vita e scavalcate in morte.

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