Ma chi paga?

Ma chi paga?

Chi paga per questa visita del nostro inarrestabile premier a Bruxelles, assolutamente inutile e marginale persino per l’interlocutore, che all’incontro dedicherà solo qualche minuto in un’agenda fitta di impegni?

Chi paga per una visita inutile e inventata appositamente per poter accampare un legittimo impedimento alle esigenze dell’ennesimo pasticcio giudiziario in cui lui stesso si è cacciato e in cui, una volta tanto, ma per il momento, compare come vittima e non come accusato?

Chi paga per l’ennesimo affronto alla magistratura, che non è, nonostante quanto lui si affanni di far pensare, un’associazione, un’azienda, una tifoseria, un nemico, ma prima di tutto un potere dello Stato democratico? Chi paga per lo smarrimento istituzionale in cui il cittadino medio viene catapultato non da un personaggio televisivo ma, nientemeno, dal Presidente del Consiglio e dai suoi sodali?

Domande retoriche, è ovvio. Paghiamo tutti. Anche quando, speriamo presto, la giustizia e ancor più la storia verrà a presentargli il conto, purtroppo avremo tutti già pagato alcune delle sue cambiali e staremo pagando le altre.

Non dimentichiamo, però, che alcuni fin dalla “discesa in campo” di questo personaggio nefasto, l’avevano dipinto con i colori che oggi, caduto il cerone e sbiadita la tinta, si rivela. Sarà facile dire: “abbiamo sbagliato a votarlo”. No: voi avete sbagliato a votarlo, non avete voluto ascoltare chi diceva di non farlo e chi non l’ha fatto. E non date la colpa alle scarse alternative: chiunque sarebbe stato meglio.

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