Rispettosamente

Rispettosamente

Onorevole,
la chiamo Onorevole perché questo lei è prima di tutto. Cioè votato da una certa parte del popolo italiano sovrano quale proprio rappresentante. Membro del Parlamento di questo Paese. Mi pare che se ne sia reso conto, anche perché in alcune sue dichiarazioni pubbliche lo ha ammesso: alcuni cittadini di questo Paese l’hanno votata per rappresentarli.
Lei riveste una funzione pubblica già in quanto deputato. L’articolo 54 della Costituzione le impone il dovere di svolgere tale funzione pubblica “con discipina ed onore”.
Ciò che probabilmente non ricorda è l’articolo 67: secondo questo brevissimo articolo lei non rappresenta solo coloro che nell’urna hanno depositato una scheda con una croce sul suo nome. Lei rappresenta la Nazione. Sì, il Paese, tutto quanto, coglioni inclusi, merda compresa.

Ha ragione: l’articolo successivo, il 68, dice che lei non doveva essere intercettato senza autorizzazione. E, certo, il fatto che l’intercettazione sia stata resa pubblica è sbagliato. Ma, faccio presente, chi svolge la propria funzione con disciplina e onore, non ha nulla da temere da qualsivoglia intercettazione.

Lei poi è anche Presidente del Consiglio dei Ministri. Responsabile della politica generale del Governo del Paese (articolo 95).

E’ ovvio, nessuno la potrà mai processare per aver insultato il suo proprio Paese, del cui Governo è responsabile, e che rappresenta in quanto deputato.
Non voglio far dire alla Costituzione ciò che non dice, ma quando si parla di rappresentanza credo che i Padri intendessero un rapporto fiduciario tra il popolo sovrano e i suoi rappresentanti. Il popolo deve potersi fidare dei suoi candidati, dei suoi eletti. Lei si fiderebbe di qualcuno che pubblicamente riceve da lei onori e benefici se sapesse che in privato la insulta? Questo perché l’insulto non viene normalmente considerato un segno di fiducia, anzi è uno degli atteggiamenti su cui tanti rapporti di fiducia si sono rotti.

L’articolo 4 impone a tutti, lei compreso, di impegnarsi per il bene comune. Lei ha in mano il potere esecutivo, la responsabilità di governo, e
questa responsabilità l’ha esercitata per la maggior parte degli ultimi diciassette anni. Insultare il Paese che ha governato da tanto tempo e per tanto tempo non è un reato, forse, ma una dichiarazione di resa e di incapacità di fare qualcosa, nonostante il potere che ha, per il bene comune.

Sono quelle poche parole dette al telefono, che non dovevano probabilmente essere rese note, a restituire al popolo ciò che in qualunque altro Paese democratico, l’onore e la responsabilità personali renderebbero: l’assenza di un rapporto di fiducia con il proprio Paese e l’incapacità di agire per esso.

Ma ancora maggiore, mi perdoni, è la sua responsabilità nell’aver condotto un’intera nazione a lasciarsi insultare così senza scandalizzarsi, senza insorgere, senza nemmeno avvertirne la gravità. Io credo che sarà questo il giudizio più pesante che la Storia darà su di lei e sulla sua parabola fortunatamente alla fine.

Ora, è difficile spiegare l’onore. Io credo di avere imparato cos’è negli scout. L’articolo 1 della legge scout dice che l’onore si afferma nel meritare fiducia. Potrebbe provarci: riconoscendo che il rapporto fiduciario si è interrotto, che la sua capacità di agire si è annullata, provi a vedere se riesce a riconquistare ciò che non c’è. Si dimetta, rimetta la parola al sovrano, e forse la sua prova d’onore sarà sufficiente a meritare la fiducia, ancora una volta. Forse no, è quel che spero io e, ne sono convinto, la maggioranza degli Italiani. Eppure credo che lo richieda anche il rispetto per tutti coloro che se ne sono andati, a malincuore, dall’Italia, e che hanno portato all’estero, con sé, l’amore, la nostalgia, e la malinconia per questa madre bellissima e snaturata che non sa prendersi cura dei propri figli e li dà in adozione. Quando, spero presto, se ne andrà, si ricordi di loro mentre fa il bagno in piscina.

Rispettosamente.

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