Domani (un nuovo anno)

Domani (un nuovo anno)

Domani dovrei essere in classe.

Non ci sarò. Non sarò al Romagnosi o al Maria Luigia, purtroppo, a incontrare di nuovo dei giovani con cui sono orgoglioso di aver percorso un tratto di strada. Non sarò al Romagnosi e mi dispiace, per il nuovo inizio che questa vecchia parmigiana conoscerà quest’anno. Né al Maria Luigia, e ancora mi dispiace per il nuovo inizio che quest’altra vecchia parmigiana ha conosciuto l’anno scorso. Mi dispiace in ogni caso per il lavoro iniziato, che non sarò io a finire.

Non sarò a Salsomaggiore, involontaria sede spero brevemente temporanea delle mie peregrinazioni da docente. Mi dispiace, nulla contro il Magnaghi, di cui mi resta la curiosità.

E domani non sarò nemmeno a Borgotaro, luogo dei mille ritorni, dei forti ricordi, di qualche stretto legame.

Amici, ex-studenti, futuri studenti: domani non sarò a scuola. Sarò a fare il papà (il babbo, per favore!). E non posso dire che mi dispiaccia. Non è disimpegno, pigrizia, opportunismo. Oggi la mia vita ha bisogno di questo. E il mio essere insegnante, immerso nella mia vita, pure.

Leggetelo come segno di priorità. Leggetelo come fruizione di un diritto sacrosanto. Leggetelo come un’opportunità per insegnare regalata a chi, quest’anno, ne ha davvero poche.

Sì, domani non inizia per me la scuola. E già mi manca. Eppure no.

Buon anno a tutti, specialmente agli ex-miei GDR ed Europeo. Vi ricordo tutti con affetto.

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