Perché quest’anno niente gite scolastiche

Perché quest’anno niente gite scolastiche

Non sono mai stato uno di quei docenti fanatici della gita scolastica che organizzano, preparano, partecipano a una dozzina di viaggi ogni anno, ma quando mi è stato chiesto, specialmente dagli alunni, ho sempre cercato di rispondere favorevolmente. Così in dieci anni di professione mi è capitato di andare a Firenze, a Milano, a Volterra in giornata e di passare notti alle Cinque Terre, a Padova, persino a Praga.

Quest’anno dirò di no, anche se mi sono già state proposte cose molto interessanti, come uno scambio in Scandinavia. E queste sono le motivazioni…

  1. Motivi famigliari. Due bimbi piccoli sono il motivo principale.
  2. Protesta personale. E’ il quinto anno che sono di ruolo, ma ancora devo ogni anno, se non voglio insegnare nella mia sede di titolarità che non si schioda da Modena, sottopormi a mesi di stress per sapere quale sarà la mia destinazione in provincia e solo per un anno. A questo punto mi attengo strettamente al contratto di lavoro e rifiuto ogni extra, che comunque è volontariato o poco più, perché, stante la situazione del punto 1, prima di fare del volontariato, voglio dedicare più tempo alla mia famiglia.
  3. Solidarietà ai precari. E’ una forma di protesta diffusa in alcune regioni e province: se tutti i docenti si astenessero dalla partecipazione a viaggi o visite d’istruzione, l’indotto economico subirebbe danni piuttosto pesanti e poiché pare che l’aspetto economico sia l’unico ad avere qualche peso nella testa di chi la scuola la governa…

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